Era detenuto da poco più di quattro anni. Prima in carcere, poi in clinica per motivi di salute, gli ultimi quindici mesi (da marzo 2015) trascorsi ai domiciliari. Ora è libero per decorrenza dei termini. Sono scaduti quelli di custodia per Renato Morante, 48 anni, di Benevento, ripetutamente balzato agli onori delle cronache. Lo ha stabilito il Riesame, che ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Carmine Monaco e Giuseppe Caturano contro il no della Corte di appello. Il ritorno in libertà di Morante è la conseguenza della decisione con la quale, a giugno, la Cassazione ha annullato, rispedendo gli atti alla Corte di appello, chiamata, dunque, ad una nuova pronuncia, la sentenza di condannna a 16 anni e 9 mesi, confermata in secondo grado, che il Tribunale di Benevento gli aveva inflitto, nel luglio 2012, per il tentato omicidio di Roberto De Santis, il titolare di un pub a San Giorgio del Sannio che l'11 maggio del 2008 era stato gravemente ferito con sei colpi di pistola mentre era in auto. E' per questa vicenda che per Morante, all'epoca, si erano aperte le porte del carcere.
Si tratta di una storia al centro di due processi. Il primo si era concluso il 19 maggio del 2010, quando il Tribunale, invece della sentenza a carico di Morante, aveva letto un'ordinanza con la quale aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura per la riformulazione del profilo dell'accusa e la definizione del ruolo della moglie di Morante. Una scelta evidentemente adottata alla luce degli elementi prodotti dalla difesa, che aveva sostenuto che Morante non aveva sparato. Aveva infatti dato esito negativo lo 'stub' (permette di rilevare tracce di polvere da sparo sulle mani) al quale era stato sottoposto all'epoca dopo essere stato prelevato dalla sua abitazione, dove si trovava ai domiciliari. Il commerciante aveva fatto intendere ai carabinieri di aver individuato in lui l'uomo che, col volto coperto da un calza, aveva fatto fuoco. Di qui un nuovo giudizio terminato nel luglio 2012 con l'assoluzione della coniuge, Maria Luisa Colarusso, e la condanna di Morante, ribadita in appello, a 16 anni e 9 mesi.
Come è ampiamente noto, la Procura ha sempre sostenuto che il ferimento di De Santis sarebbe sotteso da ragioni passionali: Morante sarebbe stato geloso di tutti coloro che in passano avevano frequentato la coniuge. Una prospettazione sempre respinta da Morante, che in aula aveva spiegato che i rapporti con De Santis erano stati buoni fino al '99, e che poi si erano deteriorati in seguito ad una rissa. Nella stessa occasione aveva anche precisato che tra il 2004 ed il 2005 De Santis avrebbe cominciato a manifestare un malumore nei suoi confronti perchè non riusciva a rilevare un bar nel quale lui dava una mano.
L'ulteriore capitolo, come detto, lo ha scritto due mesi fa la Cassazione, con l'annullamento della condanna chiesto dagli avvocati Carmine Monaco e Paolo Piccialli, che avevano fatto notare come la circostanza attribuita al loro assistito (era stato lui ad esplodere i colpi di arma da fuoco) dal collegio del secondo processo fosse già stata esclusa dalla precedente decisione del Tribunale. Di qui un nuovo giudizio d'appello, al quale Morante potrà presentarsi in libertà. La stessa Corte di appello deve invece ancora esprimersi su una condanna a 12 anni per armi. A giugno 2015, invece, Morante è stato assolto dall'accusa di tentato omicidio del cognato. Un'imputazione che gli è stata contestata anche in un altro processo ancora in corso.
Esp
