Era chiaro che il gioco del Benevento fosse destinato a cambiare con l’inserimento di un regista. Al centrocampo giallorosso, costretto a giocare a causa degli infortuni basandosi spesso su due interditori, mancavano fosforo e predisposizione alla giocata. Problema risolto con l’ex regista dell’Udinese che per almeno sessanta minuti ha illuminato grazie ai classici cambi di gioco e alla gestione del ritmo della partita. La conseguenza è tutta nei diciotto cross ai quali vanno aggiunti i quattro calci d’angolo conquistati nell’arco dei novanta minuti. Un’iniezione di fiducia per le punte, rifornite costantemente di palloni giocabili da provare a trasformare in gol. Degli undici tiri totali ben sei (quindi la maggior parte) sono stati indirizzati nello specchio della porta. Chi ci ha provato di più è stato Campagnacci (3 di cui uno nello specchio), recordman anche alla voce “cross” con 5 proposizioni al pari di D’Agostino e leggermente davanti a Celjak (4). Un applauso va tributato invece a Marotta che quanto a killer instinct con i silani ha dato il meglio di se: un’azione personale, una conclusione nello specchio, un gol. Quanto basta, anche perché la marcatura è di quelle da vedere e rivedere. Il compagno di reparto Eusepi ha concluso invece nello specchio due volte, oltre ovviamente al calcio di rigore realizzato per l’1-1.
L’analisi. Con D’Agostino più alternative e rifornimenti
I giallorossi contro il Cosenza hanno effettuato ben diciotto traversoni
Benevento.
