Benevento, che accade? Giusto cambiare il modulo?

La squadra è sembrata frenata. E alle spalle arrivano i tanti

Benevento.  

La frenata è brusca, appena due punti nelle ultime quattro partite (tre in casa), fanno tremare il Benevento. Una mente saggia oggi si guarderebbe alle spalle e lascerebbe andar via sogni di gloria. Dietro vincono in tanti, soprattutto il Bari che ora è ad appena due lunghezze. Bisogna ritrovare in fretta lo smalto perduto. E quella sana tranquillità del girone d’andata.

LA CHIAVE TATTICA – Difficile ignorare il cambio tattico voluto da Baroni. Il tecnico difende le sue scelte e fa bene, ma quell’affollamento a centrocampo non sembra portargli bene. Il Benevento è abituato a giocare con due centrocampisti che innescano tre guastatori e un attaccante centrale. Qualcuno ha storto la bocca in passato, qualche volta è sembrato difficile supportare i quattro frombolieri in avanti. Ma la strega è abituata a giocare in quella maniera. Un uomo in meno a centrocampo spesso significa un tempo in meno di gioco, che per il Benevento è oro colato. Con il centrocampo a tre si ragiona di più, ma si dà anche il tempo all’avversario di coprirsi. E poi la squadra sembra non avere ancora metabolizzato l’assetto col centrocampo a tre, cosa che invece era avvenuta perfettamente col 4-2-3-1. Bisogna anche meditare bene l’adattabilità dei giocatori disponibili ad un centrocampo a due o a tre. Il tecnico ha indicato Eramo come quello che sarebbe perfetto per un “4-3”, ma l’ex sampdoriano è entrato solo nell’ultimo quarto di partita e non è ancora al meglio. Baroni saprà uscire da questo momento di impasse, come ha fatto in qualche momento complicato nel girone d’andata.

LA SVOLTA – L’abbiamo aspettata per novantacinque minuti, ma non c’è stata. Ci riferiamo ad una eventuale svolta positiva, alla possibilità di perforare finalmente la porta di Iacobucci. Pensiamo a quel tiro di Chibsah all’ultimo alito di partita: se il ghanese avesse trovato la forza di concludere con più forza e precisione, avrebbe regalato una gioia in extremis al popolo sannita. Ma la svolta, in fondo, può averla data anche Cragno, che inoperoso per tre quarti di gara e persino beccato da qualche spettatore sugli appoggi poco precisi per i suoi compagni, è assurto ancora una volta a salvatore della patria. Prima l’intervento su Caputo, in ultimo quello su Diaw, hanno salvato il Benevento addirittura dalla beffa di una sconfitta. E quella sarebbe stata troppo.

Franco Santo