C'è un luogo comune nel calcio, che è diventato addirittura condizione per il regolamento. Quello che giocare in casa la partita di ritorno di un torneo ad eliminazione diretta sia un vantaggio. E' un retaggio del calcio di una volta, nel quale poter disporre del proprio campo era realmente un “fattore”. Ma oggi gli eventi sembrano voler assolutamente smentire questa che era una certezza fino a pochi anni fa. Prendete la Champion's League. Nei quarti la Juve di Ronaldo pareggia ad Amsterdam, a Torino le basta un pari per andare in semifinale, ma i lancieri la trafiggono e la lasciano in lacrime. Nella semifinale è proprio l'Ajax a capovolgere il trend: vince in casa del Tottenham e si sente già in finale, ma gli inglesi ad Amsterdam fanno il colpaccio e lasciano nello sconforto gli olandesi.
Anche in B, torniamo coi piedi per terra, è andata alla stessa maniera: il Pescara pareggia a Verona e gli basta un risultato speculare per andare in finale, ma perde e straccia i suoi sogni per la promozione. A Benevento, sapete tutti come è andata: vittoria in Veneto, dramma al Vigorito.
Dunque, la domanda sorge spontanea: siamo certi che giocare la seconda partita in casa propria sia un vantaggio? Nel calcio cerebrale di oggi forse no. Il primo risultato è troppo condizionante, nel bene e nel male. E a farsi condizionare più di tutti è sempre la squadra che gioca la seconda tra le mura amiche. Perdi e hai il patema della rimonta, vinci e ti fai prendere dal timore di non saper mantenere quel vantaggio. Forse è il caso di non considerarlo più tale, magari affidare tutto alla sorte e tirare su una monetina per decidere chi dovrà giocare in casa e chi fuori.
Ci sono due modi per evitare che il dilemma ci consumi. Vincere il campionato passando dalla porta principale, oppure affrontare gli eventuali play off con una squadra dalla personalità fortissima. In fondo sono due aspetti che non si elidono, perché la personalità serve anche a chi vuole tagliare il traguardo prima degli altri e senza play off.
Tecnica e personalità, due facce delle stessa medaglia, che spesso sono sinonimo di successo: non è un'impresa facile trovarle miscelate insieme, ma è questa la strada da perseguire. Ritrovarsi una squadra che risponda a questi requisiti è un'alchimia a volte magica: serve abilità, ma anche un bel po' di fortuna. Speriamo si trovino entrambe.
