Si può definire in tanti modi: sentenza politica (come diceva l'avvocato Chiacchio) o dettata dal buon senso (termine utilizzato dal direttore Cucci), ma una cosa è certa, di diritto e di logica c'è ben poco nella sentenza della Corte d'Appello Federale nei confronti del Palermo. Una sentenza all'italiana, diremmo. Palermo colpevole? Sì, no... forse. E così la pena diventa una cosa che provi ad accontentare (quasi) tutti. I venti punti di penalizzazione sono calcolati non sulla base del reato commesso, ma studiati per evitare al Palermo la retrocessione in Lega Pro e farlo scendere a metà classifica, in modo da non poter disputare né i play off, né i play out. Una sentenza salomonica, con buona pace di tutti. Soprattutto della quinta città d'Italia per popolazione (663mila abitanti), che avrebbe pagato colpe non sue. Ma una società di calcio, per quanto sentimentalmente appartenga alla comunità, è sempre una società privata, e Zamparini ha davvero superato il limite con la sua gestione disinvolta. Tutti hanno seguito le sorti della società rosanero, magari non tutti hanno letto i capi di imputazione, alcuni dei quali sono semplici da spiegare anche per chi non capisce di economia: il principale è quello in cui in bilancio, alla voce “crediti verso altri”, “era stato indicato un credito inesistente di 40milioni di euro, vantato nei confronti della Alyssa s.a. (società anonima con sede a Lussemburgo, priva di patrimonio e apparentemente amministrata da soggetti stranieri, ma di fatto riconducibile a Maurizio Zamparini), quale prezzo della vendita delle quota di partecipazione della società Mepal Srl (sta per Merchandising Palermo), società controllata proprietaria del marchio della società rosanero”. Un'operazione chiaramente fittizia che aveva consentito il 30 giugno 2016, il giorno di chiusura del bilancio precedente, di abbattere i debiti esistenti da 102 milioni a 60,6. Non andiamo oltre, del resto la storia lungo la strada si è sempre di più ingarbugliata, con una richiesta di fallimento da parte della Procura di Palermo, poi ritirata, e l'intervento della Procura di Caltanissetta.
Resta il fatto che tutto ciò che è stato commesso vale 20 punti di penalizzazione. Che sportivamente sono tanti (tanto più che privano la squadra della possibilità di giocarsi la serie A), ma dal punto di vista del diritto sembrano poca roba.
A margine di questa sentenza ci sono le conseguenze patite dalle squadre che lottavano per non retrocedere. Nella bassa classifica cambia tutto e a retrocedere (questa volta senza appello) è il Foggia. Ironia della sorte l'amicizia tra le due tifoserie che ha fatto esultare qualche supporter dei satanelli, senza pensare che quella sentenza gettava senza pietà nel baratro proprio il Foggia.
