Impossibile non pensarci. Stasera il Vigorito sarebbe stato illuminato con le luci della festa, pronto a vivere le emozioni della finale di ritorno per la serie A. Lo sarebbe stato se... Già, se... Quella piccola congiunzione ipotetica che il calcio rinnega. Quante volte l'abbiamo detto o sentito dire: il calcio non si fa con i “se” e con i “ma”. Eppure non riusciamo a non pensarci, a non rivendicare che al posto del Cittadella sarebbe dovuta esserci la strega. Lo “sliding doors”ci perseguita: se quel pallone di Ricci fosse andato dentro, se Montipò non avesse fatto quel “liscio”, se la squadra avesse reagito diversamente dopo il doppio colpo dei veneti... Se... Ci risiamo... Per una serata sarà così, poi ancora una volta ce ne faremo tutti una ragione. Perchè il calcio è come la vita, si volta pagina e si guarda avanti. E il Benevento non ha un futuro gramo davanti a sé, tutt'altro. Si appresta al terzo campionato di serie B della sua storia e lo farà ancora una volta col piglio del protagonista. Così come questa società ha abituato tutti.
E' umano vivere questa serata con un po' di magone, ma come in ogni cosa della vita il pensiero dominante dovrà essere il futuro. La società ci sta già lavorando, iniziando dal cambio del timoniere. Che non è stato ancora annunciato, ma che appare ormai certo.
Nuovo allenatore, squadra da “rinfrescare”. Questo appare più che scontato. Ci sono giocatori che hanno fatto il loro tempo e che saranno pregati di farsi da parte. Anche se ci sono ancora in corso dei contratti. Ripulire l'organico è indispensabile per dare modo al nuovo allenatore (chiunque esso sia) di ripartire con un proprio progetto. E in tema di mercato bisognerà usare il bisturi, operando con grande precisione. Un reparto più di tutti sembra dover essere “rifondato”: è il centrocampo dove persi Bandinelli e Crisetig e forse anche Buonaiuto, occorrerà trovare due mezze ali in grado di fare la differenza in serie B. Giocatori che sappiano coniugare agonismo e tecnica, che siano ideali per un campionato come quello cadetto che richiede determinate caratteristiche di combattività e di ritmo. Per farsene un'idea si potrebbero ricordare i settori di Brescia e Lecce che questo campionato l'hanno vinto: le rondinelle hanno spesso cambiato (senza risentirne) ma per lo più hanno tenuto nel motore giocatori giovani e di grande agonismo come Ndoj, il gioiello Tonali, il figlio d'arte Bisoli. Il Lecce ha risposto per tre quarti di stagione con Scavone Tachtsidis e Petriccione, poi dopo l'infortunio dell'ex parmense ha scoperto lo sloveno Zan Majer, forte fisicamente e bravo nel palleggio. Conoscere le qualità di queste due squadre fa capire cosa occorra per allestire un settore che trascini la squadra verso la vittoria. E' il punto da cui ricominciare, quasi sempre il nodo cruciale di ogni squadra.
