In panchina per ora c'è "mister X"

Il presidente ne ha tracciato un identikit che cancella parecchi nomi fatti in questi giorni

Benevento.  

“Quando l'anno scorso De Zerbi mi spiegò il motivo per cui aveva deciso di andar via, per un po' ho stentato a capirlo. Però devo dire che proprio ciò che pensavo di non aver capito nella decisione di De Zerbi, poi mi ha dato la forza di mandare via Bucchi”.

Nella narrazione del presidente Vigorito, qualche anello in fondo si congiunge: De Zerbi andò via asserendo che sarebbe stato difficile ripartire dopo una retrocessione. Bucchi invece dalla delusione dell'eliminazione play off voleva ripartire come se niente fosse accaduto. Il nodo, crediamo sia tutto lì. Ed è di natura mentale.

Il presidente ha ritenuto, come asseriva De Zerbi, che ripartire dopo un disastro come lo 0 a 3 col Cittadella sarebbe stato deleterio ed ha reciso il legame che lo teneva legato al tecnico romano. Inutile cercare motivazioni dietrologiche, inutile pensare che la scelta sia stata fatta esclusivamente sul piano tecnico. Il presidente è stato chiaro su questo: “Non pensate che Bucchi sia andato via perchè ha perso col Cittadella, perché non è così”.

Il capitolo, insomma, è chiuso. Se ne apre un altro, con un nuovo allenatore, di cui per il momento c'è solo l'identikit: “Ambizioso, ma non presuntuoso, umile ma non remissivo, uno che abbia voglia di fare una grande carriera, anche se alle spalle non ne ha ancora una”.

Nella sua descrizione, il presidente esclude pure quella schiera che chiama degli “emergenti”, quelli che grazie ad un passato da “campioni del mondo” (riferimento ai Nesta, Grosso, Inzaghi, Oddo...) si fanno largo anche nel mondo delle panchine: “Non è che aver vinto tanto da giocatori ne faccia per forza un buon allenatore”. Elimina dalle possibili scelte anche quelli che chiama i “santoni”: “Per loro è più adatto arrivare a cammino in corso...”. Poi sembra mandare una piccola stoccata al suo vecchio allenatore: “Cerchiamo un allenatore che non sia ortodosso, che sappia imporre non un solo tipo di gioco, che sia capace e flessibile e abbia attitudini così versatili da poter cambiare il gioco. Mi auguro che formi un gruppo di qualità con tanto dinamismo e che sappia anche adattarsi all'avversario”. Una peculiarità, probabilmente, che è mancata a Bucchi proprio nella partita decisiva della stagione.