Umberto Mancini dice spesso di voler scrivere un libro sulla sua famiglia. Poi, travolto dal lavoro quotidiano, rimanda tutto. Umberto è un simpatico signore che ha passato da un po’ i sessanta e che tiene in vita una struttura modello nel suo genere, un complesso alberghiero-sportivo sulla via Pontina, l’unica rimasta in Roma Capitale dopo la chiusura della Borghesiana. E’ al Mancini Park Hotel che il Benevento ha messo in moto la sua ennesima stagione di speranze, spinto dalla voglia di vincere dello “special one” della Lega Pro, Gaetano Auteri. Qui passano fior di campioni ogni giorno, la bacheca del signor Umberto è una specie di museo del calcio: “In questa foto ci sono io con Helenio Herrera, qui sono con Cerezo. Ecco, da questa parte c’è Falcao e quel pazzo di Osvaldo. Qui sono con Totti, un nostro caro amico”. Si ferma e prova un brivido quando si ferma di fronte alla foto in maglia viola di Giancarlo De Sisti con suo fratello Anzio: “E’ grazie a lui che è nato questo centro. Altrimenti il Mancini Park Hotel non esisterebbe”. Eccola qui la trama del libro, pronta da raccontare e solo da scrivere. Quattro fratelli con un papà ambizioso e pieno di idee: “Se mi seguite conquisteremo Roma”, dice loro per spronarli a dare il meglio. “Ci abbiamo provato, la fortuna non è stata sempre nostra alleata”, dice Umberto. E lì ricorda con un nodo in gola quella vita spezzata a 23 anni, il fratello Anzio, un ragazzo nel pieno della vita, calciatore ricco di risorse: “Magari sarebbe diventato un campione, chissà”. Invece un destino crudele lo strappò alla vita nel fiore della gioventù: “Era cresciuto nella Tevere Roma, si era fatto notare per la sua bravura, tanto che lo prese la Fiorentina. Giocò una stagione nella De Martino (la giovanile di allora), poi andò all’Avellino, ma per stare vicino a noi, che gestivamo già la trattoria “Il Quadrifoglio” sulla via Pontina, tornò alla Tevere Roma. Quel giorno, era l’11 gennaio del 70, doveva giocare ad Oristano contro la Tharros: non stava bene, aveva un accenno di bronchite. Alla mazz’ora del primo tempo si sentì male, cadde a terra e non si rialzò più”. E’ toccante la lapide al cimitero del Verano: vicino alla foto di Anzio in maglia viola ci sono tutte le firme dei campioni d’Italia della Fiorentina del 1969, De Sisti, Ferrante, Rizzo, Amarildo, Superchi, Chiarugi: in ricordo del compagno tragicamente scomparso. “E’ lì che ho capito che bisognava costruire qualcosa di importante per onorare la sua memoria”, dice Umberto. “Eravamo in quattro ma il destino mi privò di un altro fratello scomparso in un incidente stradale, mentre l’altro ha fatto scelte professionali diverse. Così mi sono rimboccato le maniche e ho cominciato a pensare a questa struttura”. Mille sacrifici, tanta iniziativa. “Qui una volta non c’era nulla, un grande capannone industriale e ettari ed ettari di campi coltivati a grano. C’è voluta pazienza e un po’ di fortuna ad avere quei terreni. Ho cominciato a costruire piano piano, il campo principale l’ho tirato su al posto di quello di grano che il suo proprietario decise di cedermi dopo tante insistenze. All’inizio non era così bello, ora è capace di resistere anche ad un’alluvione”. Il Mancini è un punto di riferimento importante per chi fa calcio: “La settimana prossima abbiamo l’under 21 di Di Biagio, dovrebbe venire anche Salah per qualche giorno. Astori e Aquilani li avete visti. Tra qualche giorno arriva un gruppo di cinesi che imparano calcio: l’istruttore è Vincent Candela, l’ex giocatore della Roma. Anche durante il campionato vengono in tanti: il Chievo, l’Udinese, l’Empoli, è venuto il Napoli di Mazzarri. Siamo in una posizione strategica: 15 minuti dall’aeroporto, 20 dall’Olimpico”. Del Benevento riesce solo a parlare bene: “Un gruppo di ragazzi splendidi, non ce n’è stato uno che abbia detto o fatto qualcosa fuori delle righe. E’ per questo che voglio ringraziarli tutti. Grazie al team manager Cilento per averci scelto, ai giocatori e al tecnico per la loro professionalità e l’educazione. Gli faccio un augurio con tutto il cuore: la prossima volta li voglio qui da squadra di B. Da questo momento farò un gran tifo per loro”.
Franco Santo
