Vorremmo dire che siamo sorpresi, eppure nell’intimo qualcosa ci aspettavamo. No, il Foggia no. Lo confessiamo, quella rimane la sorpresa più grande. Perché pensavamo che De Zerbi fosse riuscito a legare con un invisibile fil rouge il “tique taque” brillante dello scorso anno con quello di questa stagione. Non dimentichiamolo, aveva battuto il Bari al San Nicola e poi fatto tremare il Verona al Bentegodi. Ma il calcio di serie C è un’altra cosa, non basta scimmiottare il Barça, perché chi sa di essere più debole si ingegna e utilizza altre armi, a volte ugualmente efficaci. Grassadonia, il tecnico della Paganese, lo sapeva bene: non ha pensato neanche per un attimo di potersela giocare a viso aperto con i satanelli. Avrebbe visto l’inferno. E così ha fatto la cosa che riesce più facile a tutti: ha piazzato i suoi dietro la linea della palla. Ma non è stato un catenaccio stupido, bensì una difesa intelligente: chiusura degli spazi e ripartenze veloci, con giocatori che sanno farlo. Sorprendenti i quattro della difesa, Palomeque, Rosania, Magri, Esposito: non avevano mai giocato insieme, neanche in allenamento. L’hanno fatto l’altra sera al Torre come se avessero fatto reparto da anni. Nomi semisconosciuti, ma non per questo meno efficaci: Palomeque è stato a Cremona l’anno scorso, Rosania a Pordenone, Magri che ha 20 anni a Vicenza in B, Esposito a Salerno. Complimenti a chi li ha scelti. E non solo loro, perché valgono tanto e non solo per questa vittoria anche i Carcione, i Guerri, i Caccavallo, i Cunzi e soprattutto quel Francesco Deli che aveva sognato già quest’anno di giocare in B. Bè, è l’unica consolazione per il Foggia: non ha perso contro una banda di improvvisati calciatori. Ma a De Zerbi conviene tornare in fretta coi piedi sulla terra: la sua Ferrari è parsa una sconquassata utilitaria, troppo brutta per credere che possa lottare per qualcosa di importante. Idee confuse e troppa involuzione rispetto al prototipo precedente. Certo, mancavano Agnelli e Floriano, ma le amnesie della difesa sono troppo simili a quelle dello scorso anno.
Il Lecce un po’ ce lo aspettavamo. L’avversario era di quelli rognosi e Asta si è ritrovato a mettere insieme una squadra quasi totalmente nuova. Anche la corazzata salentina mostra qualche problema in difesa. E nel cambio con i Vinetot, Diniz, Abruzzese e compagnia bella non ci ha guadagnato. Dovrà lavorarci l’ex torinista, con la consapevolezza che spesso i diecimila sugli spalti possono essere una pressione in più anziché una spinta per vincere.
Terza caduta rovinosa, quella della Juve Stabia. Anche qui la nostra sorpresa non è di quelle che lasciano la bocca aperta. In fondo le vespe hanno mandato via giocatori del calibro di Di Carmine, Jidayi, La Camera, Burrai. Attacco leggero, centrocampo lento e prevedibile. E in difesa quando arrivano attaccanti veloci c’è da soffrire. Piuttosto la sorpresa è il solito Melfi. Alzi la mano chi conosceva il 50 per cento dei loro giocatori: Nicolao, Longo, Prezioso, Lescano, Canotto e soprattutto il bellunese Stefano Cason, scuola atalantina, un’esperienza al Varese e l’anno scorso nel Siena che ha stravinto in D. Lui si è presentato con una doppietta, due colpi di testa che hanno stecchito le vespe. Chapeau.
Il resto è quasi routine. Il Matera se l’è cavata in extremis sull’ottimo Akragas, che deve prendersela con il suo portiere Maurantonio, che si è fatto scavalcare da una parabola insidiosa ma troppo docile. A volte neanche l’esperienza basta fra i pali. Ce l’ha fatta l’Ischia che ha messo in mostra la sua verve solo nel primo tempo. Poi sono usciti fuori i “castellani”, prossimi avversari del Benevento. Nulla di trascendentale, ma comunque da starci attenti. S’è preso i tre punti contro il Martina, il Cosenza. Come da pronostico, anche se ha dovuto sudare sette camicie ed è riuscito a sbloccare il risultato solo grazie ad un rigore di La Mantia. Toccante il pre partita col ricordo non solo del bimbo siriano scomparso, ma anche dell'idolo di casa, Gigi Marulla. E’ andata oltre le previsioni la Casertana, ma solo per chi non aveva capito cosa valesse il Catanzaro. Sotto i tre colli quest’anno ci sarà da soffrire, i giallorossi calabresi dovranno guardarsi alle spalle più che fare sogni di gloria.
Franco Santo
Nella foto il gol su rigore di La Mantia al San Vito (foto Cosenzacalcio.it)
