Turn over sotto accusa. Il tormentone che per una settimana ha accompagnato il tecnico della Roma Garcia, ora potrebbe diventare fedele compagno anche per Auteri. D’altro canto se una squadra batte la favorita del campionato con una prestazione convincente sembra difficile poter accettare che alla gara successiva sia smembrata e di quei magnifici undici ne rimangano solo quattro. Eppure qualche puntualizzazione è bene farla subito, non per difendere il tecnico di Floridia che sa difendersi bene da solo, quanto per mera voglia di verità. Iniziamo dunque col dire che Melara e Mattera, due della serata col Foggia, erano indisponibili, il primo per aver preso un colpo al volto in allenamento, il secondo per un attacco febbrile. Tanto che entrambi non sono neanche andati in panchina. Così la lista del corposo turn over si riduce subito a cinque giocatori. Qui occorre entrare nell’ordine delle scelte tecniche più o meno opinabili. Partiamo da Di Molfetta. Ricordiamo lo stupore misto ad amarezza quando si apprese che il ragazzo del Milan aveva due turni di squalifica da scontare: tutti, ma proprio tutti, lo avrebbero voluto subito in campo. Nessuno si sarebbe aspettato che l’impatto con il mondo professionistico fosse così problematico per il giovane di Sesto San Giovanni. La lista scenderebbe così a quattro. Da questa depenneremmo anche Bonifazi, che, in assenza di Mucciante, è l’unico difensore di piede sinistro in organico e che è piaciuto a tal punto in avvio di stagione che molti ne avevano pronosticato un campionato da titolare. Scendiamo dunque a tre. Qui magari forziamo un po’ il concetto. Uno dei due centrali, visto il dispendio di energie che c’era stato contro il Foggia, andava cambiato. E mandare Vitiello in campo non può essere proprio considerato un salto nel buio. Dunque gli “azzardi” si riducono a due, vale a dire l’altro centrale di centrocampo e l’esterno sinistro. Marano e Bianco non sono stati tra i migliori. Il primo è un mediano di corsa, da cui non si può chiedere qualità, l’altro ha saltato tutta la preparazione e forse era prevedibile che non avrebbe potuto resistere più di un tempo. E allora vengono in sostegno le parole di Cassia: “Magari col senno di poi avremmo fatto diversamente”. Il “diversamente” per noi rimane uno dei due centrali di centrocampo, dove evidentemente non si riesce a fare a meno di De Falco, che è l’unico capace di far girare la squadra in una certa maniera (quanto sarebbe servito avere in organico un omologo del giocatore anconetano), e l’esterno sinistro che subisce una sostanziale differenza di ritmo e corsa se è Bianco a sostituire Mazzarani. Le altre sostituzioni non fanno scandalo e la stima di tutti su certi giocatori scesi in campo contro il Messina era addirittura maggiore di quella riservata a qualcuno degli undici della sfida col Foggia.
Il problema vero è che l’avversario questa volta era assai diverso rispetto a quello di domenica. Il Foggia ha una cifra tecnica superiore, ma lascia giocare gli avversari. Il Messina, che sa di doversi salvare, ha giocato così come gli richiede il suo ruolo: tutti dietro la linea della palla e randellate senza guardare in faccia nessuno. E’ a questo che dovrà pensare il tecnico anche in futuro: sfondare le linee della squadra peloritana forse sarebbe stato difficile anche per la squadra che aveva battuto il Foggia. Ma avrebbe avuto maggiori chances. Probabilmente.
frasan
