È stato pubblicato in questi giorni un bando da 41 milioni di euro, da Invitalia, per la realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) a Castel Volturno, in località La Piana, in provincia di Caserta. La struttura prevede di ospitare 120 persone su un’area di circa 63 ettari. Su questo tema e più specificamente sui Cpr, i diritti negati a coloro che sono rinchiusi, lo sperpero di denaro pubblico, interviene Samuele Ciambriello, garante campano delle persone private della libertà personale.
”I Cpr sono strutture di detenzione amministrativa dove vengono trattenuti i cittadini non comunitari che non hanno commesso alcun reato e sono privi di regolare documento di soggiorno o già colpiti da un provvedimento di espulsione. In Italia, attualmente, risultano operativi 10 Centri di Permanenza per il Rimpatrio: Torino, Milano, Gradisca d’Isonzo, Roma, Bari, Brindisi, Palazzo San Gervasio, Macomer, Caltanissetta, Trapani. La detenzione amministrativa nei CPR è in vigore da 27 anni e ora più che mai, e da più parti se ne chiede la chiusura. Ad oggi non si contano più i reportage, le inchieste giornalistiche, gli interventi di parlamentari ed europarlamentari, le relazioni dei Garanti, i fascicoli aperti nelle Procure che hanno raccontato le condizioni terrificanti e ci si chiede come sia possibile che rimangano in funzione con il loro portato di sofferenza e dolore”.
Samuele Ciambriello, anche portavoce della Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale, ricorda poi agli addetti ai lavori, alla politica, due grandi efficaci pronunciamenti normativi sull’argomento: ”Nel 2025 sono pervenuti due importanti pronunciamenti dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione, lo scorso giugno, si è espressa sul protocollo Italia-Albania ponendo dei rilievi di costituzionalità e numerosi dubbi di compatibilità con la Costituzione Italiana, con il Diritto Europeo e con il Diritto internazionale. Il 3 luglio del 2025 la Corte Costituzionale ha individuato un vulnus nella disciplina sul trattenimento dei migranti nei CPR precisando che ‘il trattenimento si svolge secondo modalità e procedimenti non disciplinati da una normativa di rango primario, con disparità di trattamento rispetto ai detenuti in carcere che usufruiscono delle garanzie dell’ordinamento penitenziario.’. Chiedo un cambiamento di paradigma sostenendo una revisione radicale delle politiche migratorie puntando su accoglienza, regolarizzazione e inclusione sociale. Ritengo, infatti, che la detenzione amministrativa non sia una soluzione in quanto produce esclusione , violenza, degrado. E se si apprende la volontà di aprire altri CPR in altre regioni, ne chiedo la definitiva chiusura e la possibilità che le risorse economiche siano usate per progetti di accoglienza, percorsi di istruzione e alfabetizzazione, avviamento al lavoro per l’inclusione sociale. Nello spirito di solidarietà, pace e rispetto dei diritti umani che contraddistinguono il nostro mandato di Garanti , continuerò a dare voce a chi non ha voce, sempre più sgomento per l’assurdità del concetto di privazione della libertà personale di persone rinchiuse solo perché senza permesso di soggiorno, condizione che genera inutile dolore e sofferenza.”
