Processo Santa Maria Capua Vetere, Di Giacomo:"Richieste di pene sproporzionate"

"Noi siamo dalla parte dei colleghi e delle loro famiglie"

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Processo Santa Maria Capua Vetere. Il segretario generale Di Carlo e il vice-segretario generale Di Giacomo (F.S.A.-C.N.P.P.-S.PP.): richieste di pene sproporzionate che colpiscono l’intero corpo di polizia penitenziaria...

Santa Maria Capua Vetere.  

"La richiesta di 21 anni e 4 mesi di reclusione nei confronti di Pasquale Colucci, dirigente della Polizia Penitenziaria a Santa Maria Capua Vetere, è la stessa richiesta minima che si formula per omicidio. È una follia tanto più che per gli agenti di Polizia di Bologna la Procura ha fatto già scattare il cosiddetto “scudo penale".

Così Di Carlo e Di Giacomo aggiungono: “con la stessa fermezza che ha caratterizzato la nostra posizione per i fatti di Santa Maria che risalgono all’aprile 2020 – chi è stato responsabile deve rispondere del suo comportamento – denunciamo l’eccessiva sproporzione per le pene richieste a Colucci come a Gaetano Maganelli, per il quale sono stati chiesti 14 anni, Annarita Costanzo, 12 anni, undici anni per Nunzia Di Donato, dieci anni per Antonio Fullone, all’epoca Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania.

Per fermarci alle pene più alte richieste. A pagare - continuano Di Carlo e Di Gacomo - sono chiamati i servitori dello Stato impegnati direttamente “sul campo” a fronteggiare la “stagione delle rivolte” nelle carceri mentre altri, tra alti dirigenti, hanno avuto promozioni di grado ed incarico.

In questo modo l’effetto è uno solo: colpire tutto il Corpo Penitenziario da troppi anni in attesa della sempre più urgente modifica radicale del reato di tortura, poiché così come previsto, di fatto impedisce di compiere qualsiasi tipo di attività di contrasto alle violenze che quotidianamente interessano tutti gli istituti del Paese. Con il decreto sicurezza del Governo è stato fatto un primo passo, sia pure tardivo e non retroattivo, verso la tutela di tutte le forze dell’ordine, ma da solo non basta. Si tratta contestualmente di incrementare le pene per i detenuti autori di aggressioni e violenze che invece per la gran parte restano impuniti; stilare chiare linee guida e protocolli per la gestione degli ingaggi che prevedono l’uso della forza fisica, nel caso sia necessario ripristinare l’ordine e la sicurezza all’interno delle strutture penitenziarie, senza incorrere nel rischio di essere incriminati per reato di tortura.

La situazione è sfuggita al controllo dello Stato: Il numero di aggressioni agli agenti, specie in questo primo scorcio d’estate, ha superato il 180% in più dello stesso periodo dello scorso anno, con conseguenze sempre più gravi per gli agenti.

La situazione ha ampiamente superato il livello di guardia, con il rischio che ci possa essere una prima vittima fra il personale. Non ci resta che registrare con profonda amarezza che se una parte della politica si è schierata per la grazia a favore del gioielliere condannato per duplice omicidio, dall’altro non verifichiamo alcun interesse, a partire dalla “vicenda Santa Maria”, per il personale penitenziario. Noi siamo dalla parte dei colleghi e delle loro famiglie".