Ciambriello: "La Costituzione non si arresta davanti al cancello di un carcere"

Santa Maria Capua Vetere: "Una violazione dello stato di diritto. Necessario fare memoria"

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"Lo Stato di diritto viene meno quando una persona affidata alla custodia delle istituzioni è sottoposta a violenze, umiliazioni o trattamenti degradanti...

Santa Maria Capua Vetere.  

Il garante campano delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, prende atto delle richieste formulate dal pubblico ministero nell’ambito della requisitoria del processo sui gravissimi fatti avvenuti il 6 aprile 2020 nella Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

"La requisitoria restituisce la gravità di fatti che il garante regionale e il magistrato di sorveglianza segnalarono immediatamente, quando ancora non erano disponibili le immagini registrate dalle telecamere interne. Immagini che si tentò malamente di sottrarre all’acquisizione degli inquirenti, sostenendo inizialmente che il sistema di videosorveglianza non fosse funzionante. Furono le testimonianze dei detenuti, le telefonate con i familiari, i segni visibili sui loro corpi e le prime verifiche istituzionali a imporre che su quanto accaduto venisse fatta piena luce.

Spetta ora al Collegio giudicante valutare le singole posizioni degli imputati e accertare, nel pieno rispetto delle garanzie processuali e della presunzione di non colpevolezza, le eventuali responsabilità personali. Il Garante non entra nel merito delle singole imputazioni né delle richieste di pena. Esiste, tuttavia, un dato che il dibattimento processuale ha ormai consegnato alla coscienza pubblica: a Santa Maria Capua Vetere si è consumata una violazione senza precedenti dello Stato di diritto.

Così il Garante campano delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello.

Entra nel merito della difesa a priori della Polizia penitenziaria e di chi in nome della sicurezza e dell’emergenza mette in campo trattamenti contrari al senso di umanità. 

"Lo Stato di diritto viene meno quando una persona affidata alla custodia delle istituzioni è sottoposta a violenze, umiliazioni o trattamenti degradanti; quando la forza pubblica non protegge ma punisce; quando si cerca di occultare ciò che è accaduto; quando prevalgono il silenzio, la reticenza e lo spirito di corpo. Non si difende il prestigio della Polizia penitenziaria negando o minimizzando gli abusi. Lo si difende isolando le condotte illegali e tutelando la grande maggioranza degli agenti che svolge quotidianamente il proprio lavoro con professionalità, equilibrio e rispetto della persona.

"La Costituzione non si arresta davanti al cancello di un carcere. L’articolo 13 vieta ogni violenza fisica e morale sulle persone sottoposte a restrizioni della libertà; l’articolo 27 stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Sono principi inderogabili, non concessioni subordinate all’emergenza, al comportamento della persona detenuta o alle difficoltà organizzative degli istituti. Il divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti non conosce eccezioni".

Ciambriello, non manca di ricordare l'atteggiamento a dir poco "distonico", tutt'altro che collaborativo per la ricerca della verità, da parte di rappresentanti delle istituzioni dell'epoca che nel Giugno del 2020 si recarono davanti ai cancelli del carcere di Santa Maria Capua a Vetere per contestare l’arrivo degli avvisi di garanzia per i primi 57 agenti:

"Senza alcuna volontà polemica, ma per dovere di memoria storica in questo paese in cui tutti sembrano aver perso memoria, voglio ricordare anche le prese di posizione di quegli esponenti politici (Dal Mastro, Meloni, Salvini), all’epoca, espressero una solidarietà cieca e preventiva, prima ancora di conoscere i fatti e arrivando, in alcuni casi, a delegittimare chi aveva denunciato i fatti.  Le immagini successivamente emerse durante il processo hanno smentito in modo drammatico quelle ricostruzioni".

"La memoria- ha concluso Ciambriello che è il portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali - è necessaria non per alimentare contrapposizioni, ma per impedire che simili fatti possano ripetersi. Da questa vicenda devono derivare verità, giustizia e un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le istituzioni. La sicurezza negli istituti penitenziari e la tutela dei diritti delle persone detenute non sono valori contrapposti: entrambe dipendono dal rispetto rigoroso della legge e della dignità umana".