Ucciso per gioco. «Marco chattava, non si è accorto di nulla»

Caserta: Marco Mongillo venne sparato a casa di amici lo scorso 8 luglio

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Caserta.  

Un quinto testimone di un omicidio forse avvenuto per gioco. Marco Mongillo è stato sparato alla tempia mentre chattava, non accorgendosi di nulla. Un nuovo particolare emerge a delineare quanto accaduto quel tragico 8 luglio scorso. «Vincenzo Mongillo, il fratello di Marco, era nell’appartamento quando Antonio Zampella ha sparato a Marco. Successivamente, ho incontrato Vincenzo al funerale di Marco e gli ho detto che avevo trovato la pace, riferendomi al fatto che ero venuto da voi a riferire la verità». Questo è ciò che è stato denunciato ai carabinieri dal «quinto» ragazzo presente nel momento del delitto di Marco. Il giovane era sul luogo dell’omicidio di Marco Mongillo l’otto luglio scorso, ma solo ora ha parlato, ha dichiarato quanto avrebbe visto. Gli amici hanno sempre sostenuto che non ci fosse nella casa al quarto piano del rione popolare di Caserta, Santa Rosalia. Lì, si trovava agli arresti domiciliari Umberto Zampella, fratello di Antonio, accusato dell’omicidio di Marco. La vittima un pizzaiolo di 19 anni.

Il quinto amico del gruppo, 20 anni di Caserta ora è il «testimone-chiave» dell’omicidio. È proprio lui, il teste di appena 20 anni, che racconta una versione diversa. Vincenzo aveva dichiarato di essere sceso a piano terra per raccogliere un pacco di cartine finito di sotto. Un racconto smentito dal nuovo teste che spiega invece: «Antonio Zampella disse, a un certo punto, a Vincenzo Mongillo di seguirlo - ha dichiarato nel verbale secondo quanto riportato da Il Mattino  - i due si sono assentati per 40 minuti, e quando sono rientrati, Antonio impugnava una pistola. Si è girato direttamente verso Marco, ha caricato la pistola e gliel’ha appoggiata sulla fronte. Ha sparato. Marco stava chattando e non si è reso conto».