Il processo e l’intervento della Camera. Il processo a Giusi Bartolozzi, accusata di false informazioni al pubblico ministero nel caso Almasri, è stato fissato per il 17 settembre a Roma. Ma il quadro si è già complicato sul piano istituzionale. La Camera dei deputati ha infatti votato con uno scarto di 47 voti il sollevamento di un conflitto di attribuzione, sostenendo che anche all’ex capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio debba essere esteso lo stesso “scudo” riconosciuto ad altri membri del governo, tra cui Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano.
La decisione passa alla Consulta
La mossa parlamentare non blocca automaticamente il procedimento. Sarà la Corte Costituzionale a dover valutare l’ammissibilità del conflitto e, successivamente, entrare nel merito. I tempi non saranno brevi: per una decisione potrebbero volerci tra quattro e otto mesi. Nel frattempo, la difesa di Bartolozzi potrà sollevare la questione davanti al giudice del processo, che dovrà decidere se sospendere o meno il dibattimento in attesa della pronuncia della Consulta.
Il nodo del rientro in magistratura
A complicare ulteriormente la vicenda c’è il possibile rientro in ruolo di Bartolozzi come giudice presso la Corte d’Appello di Roma. Il via libera del Csm è atteso dal 21 aprile. Se la nomina dovesse concretizzarsi, il processo non potrebbe più svolgersi nella capitale e verrebbe trasferito a Perugia, come previsto nei casi che coinvolgono magistrati in servizio nel distretto.
Scontro politico
La decisione della Camera ha provocato la reazione delle opposizioni. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito la vicenda una pagina negativa sul piano istituzionale. Il caso Bartolozzi si inserisce così in un contesto più ampio di tensione tra politica e magistratura, con ricadute che potrebbero incidere sia sui tempi del processo sia sugli equilibri istituzionali.
