Le perquisizioni e l’indagine. Sono scattate all’alba a Roma le perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta «Squadra Fiore», un gruppo clandestino composto da ex appartenenti alle forze dell’ordine accusati di attività di dossieraggio. A condurre le operazioni sono i Carabinieri del Ros, su delega della procura capitolina. Il fascicolo è coordinato dal procuratore aggiunto Stefano Pesci, insieme alle pm Alessia Natale e Vittoria Bonfanti. Le ipotesi di reato vanno dall’accesso abusivo a sistemi informatici alla violazione della privacy, fino all’esercizio abusivo della professione. Un quadro che, nelle carte dell’indagine, disegna un sistema strutturato e non occasionale.
Due filoni, un unico sistema
L’inchiesta si sviluppa su due direttrici che, secondo gli inquirenti, potrebbero essere collegate. Da una parte c’è il capitolo degli appalti assegnati dall’Aisi, l’agenzia italiana di controspionaggio, alla società dell’imprenditore Carmine Saladino. Tra il 2022 e il 2024 sarebbero state affidate commesse dirette per oltre 39 milioni di euro, relative a tecnologie sensibili: jammer, software di riconoscimento facciale e sistemi di videosorveglianza. Strumenti che, per loro natura, si collocano in una zona delicata tra sicurezza nazionale e tutela dei diritti individuali. Dall’altra parte emerge il cuore più inquietante dell’indagine: presunti spionaggi illeciti condotti dalla «Squadra Fiore», con la realizzazione di dossier su obiettivi non ancora del tutto chiariti.
I nomi e le connessioni
Tra i nomi che compaiono nell’inchiesta figura quello di Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Un profilo di alto livello, che contribuisce ad alzare la posta politica e istituzionale del caso. Coinvolto anche Samuele Calamucci, hacker già legato alla società Equalize, attiva nel settore della sicurezza informatica. La presenza di competenze tecniche avanzate suggerisce agli investigatori che le attività di dossieraggio potessero contare su strumenti sofisticati e capacità operative rilevanti.
Le ombre sul sistema sicurezza
L’indagine apre interrogativi profondi sul confine tra sicurezza e controllo. Se confermate, le accuse delineerebbero un circuito parallelo capace di muoversi tra apparati pubblici e soggetti privati, sfruttando conoscenze, contatti e tecnologie. Il punto più delicato riguarda proprio la possibile sovrapposizione tra incarichi istituzionali e attività opache. L’eventuale utilizzo improprio di strumenti destinati alla sicurezza nazionale rappresenterebbe una violazione grave, non solo sul piano penale ma anche su quello della fiducia nelle istituzioni.
Gli sviluppi attesi
Le perquisizioni in corso rappresentano una fase iniziale ma cruciale dell’inchiesta. Gli investigatori puntano ora ad acquisire documenti, dispositivi informatici e tracciati digitali per ricostruire la rete di relazioni e le finalità delle attività contestate. Resta da chiarire l’estensione del sistema e il numero reale dei soggetti coinvolti. Un lavoro che potrebbe richiedere tempo, ma che si preannuncia destinato ad avere un impatto significativo sul mondo dell’intelligence e della sicurezza in Italia.
