«Sono latitante e potrei essere arrestata da un momento all’altro». Così Nessy Guerra, 26 anni, originaria di Sanremo, descrive la sua situazione dopo la condanna in Appello in Egitto per un presunto adulterio che continua a negare. La seconda sentenza, emessa il 28 aprile, prevede sei mesi di carcere «con lavori», formula che la difesa interpreta come possibile riferimento a un regime detentivo con obblighi lavorativi.
Secondo l’avvocata Agata Armanetti, la pena resta ancora poco chiara nei dettagli esecutivi, ma le condizioni delle carceri egiziane alimentano forte preoccupazione. La legale sta preparando il ricorso in Cassazione, mentre la donna vive nascosta insieme alla figlia di tre anni.
Il documento contestato
Al centro della vicenda emerge ora un documento definito “contratto di matrimonio islamico-italiano”, mostrato per la prima volta dalla difesa. Secondo i legali, non si tratterebbe di una proposta di riconciliazione, ma di un accordo che imporrebbe rigide condizioni personali e familiari.
Nel testo, l’ex marito italo-egiziano Tamer Hamouda chiederebbe a Nessy di tornare a vivere con lui, seguirlo nei suoi spostamenti e non lasciare il domicilio senza autorizzazione. Le clausole prevedrebbero inoltre il controllo degli account social, l’accesso ai dispositivi elettronici e obblighi di comportamento pubblico e privato.
Tra i passaggi più contestati compare la richiesta di mostrarsi «modesta» e «fedele», evitando «ornamenti e nudità» anche sui social network. Il documento prevederebbe inoltre pubbliche scuse della donna sui media e in televisione.
La battaglia legale e politica
La difesa sostiene di avere respinto l’accordo giudicandolo incompatibile con le libertà personali della donna. Armanetti parla apertamente di «sottomissione» e di un controllo esteso sulla maternità, sulle relazioni e sulla comunicazione privata.
L’ex marito, secondo quanto riferito dai legali della donna, sarebbe stato già condannato in Italia per reati legati a maltrattamenti e violenze nei confronti di un’altra donna. Circostanza che rafforza l’appello rivolto al governo italiano per ottenere un intervento diplomatico.
Il caso è arrivato anche in Parlamento. Il 6 maggio il Pd ha sollevato la questione a Montecitorio, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato di aver chiesto collaborazione alle autorità egiziane per arrivare a una soluzione rapida.
Il nodo dei diritti e della custodia
Oltre alla detenzione, Nessy teme soprattutto di perdere la figlia. Nel documento contestato, infatti, la custodia della bambina resterebbe in modo definitivo al padre in caso di violazione dell’accordo o nuova separazione.
La vicenda riporta al centro il tema delle norme sull’adulterio ancora presenti in alcuni ordinamenti mediorientali e delle difficoltà diplomatiche che possono nascere quando cittadini italiani vengono coinvolti in controversie familiari e giudiziarie all’estero.
