Ricorda soltanto il dolore fisico, il bruciore della schiuma incandescente sulla schiena e il ginocchio fuori posto nella calca. Del resto, quasi nulla. La memoria di Francesca Aldè, 17 anni, una delle sopravvissute italiane al rogo del Constellation di Crans-Montana, si interrompe pochi istanti dopo l’inizio dell’incendio che nella notte di Capodanno ha provocato sei morti e decine di feriti. La studentessa milanese è stata curata all’ospedale San Raffaele di Milano dopo essere riuscita a fuggire dal locale in fiamme. Per mesi il suo nome non era comparso negli elenchi ufficiali delle vittime ferite. Solo dopo la pubblicazione della sua vicenda l’ambasciata italiana in Svizzera ha preso contatto con la famiglia offrendo sostegno.
Il vuoto lasciato dal trauma
Francesca conserva soltanto frammenti legati alle sensazioni corporee vissute durante la fuga. Il trauma ha cancellato gran parte delle immagini della tragedia, lasciando solo pochi flash precedenti all’incendio. La ragazza ricorda di trovarsi nel seminterrato del locale insieme agli amici poco prima che scoppiasse il panico. Poi la corsa verso le scale, la spinta della folla, la caduta e il ginocchio slogato mentre cercava di uscire. Durante la fuga i vestiti si sarebbero sciolti a contatto con il materiale incandescente, provocandole ustioni sulla parte posteriore del corpo.
Le cure e il ritorno a scuola
Trasportata in Italia dai genitori, Francesca è stata ricoverata al San Raffaele con ustioni di secondo e terzo grado e la rottura dei legamenti del ginocchio. Per oltre due mesi è rimasta isolata nella propria stanza, assistita dalla madre medico. Il ritorno alla vita quotidiana e alla scuola si è rivelato particolarmente difficile, tra lunghi periodi di recupero e la fatica di riprendere il ritmo delle lezioni. Il trauma continua a manifestarsi anche nella vita di tutti i giorni. La ragazza non riesce più a tollerare l’odore del fumo né a restare a lungo in ambienti chiusi.
Il dolore per gli amici morti
Tra le sei vittime del rogo c’erano anche ragazzi che Francesca conosceva personalmente, compagni di scuola e amici della sua compagnia. La tragedia ha lasciato un senso di vuoto profondo tra i sopravvissuti, che continuano a sentirsi attraverso una chat comune nata dopo l’incendio. Molti dei feriti hanno affrontato lunghi ricoveri e percorsi di riabilitazione fisica e psicologica.
Il desiderio di recuperare i ricordi
La giovane vorrebbe ora vedere il video della tragedia acquisito dalla procura di Sion. Non per curiosità, ma per tentare di ricostruire una memoria che il trauma ha completamente spezzato. La paura principale resta quella che i ricordi possano riaffiorare improvvisamente, senza controllo, riportando alla luce immagini e sensazioni rimosse.
