Caso Ranucci, la Rai apre la verifica sul lavoro di Report

La Commissione per il Codice etico esaminerà rapporti, fonti e procedure redazionali

caso ranucci la rai apre la verifica sul lavoro di report

L’indagine sull’attentato entra anche a Viale Mazzini. La Rai avvia un’istruttoria interna mentre Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come possibile mandante, moltiplica le dichiarazioni pubbliche

L'inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci apre un fronte interno alla Rai. L’azienda ha affidato alla propria Commissione per il Codice etico una verifica sulle modalità di lavoro della redazione di Report, con particolare attenzione alla gestione delle fonti, ai rapporti di collaborazione e al rispetto delle regole aziendali.

La decisione è stata assunta su impulso dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi e viene presentata da Viale Mazzini come un accertamento a tutela del servizio pubblico, dell’azienda e delle persone coinvolte. Non si tratta, allo stato, di un procedimento disciplinare né di una sospensione del conduttore. La Rai ha smentito le indiscrezioni circolate su un suo possibile allontanamento immediato.

La procedura interna della Rai

L’organismo chiamato a occuparsi del caso è la commissione stabile prevista dal Codice etico aziendale. La sua funzione consiste nel valutare le segnalazioni ricevute e verificare se esistano elementi sufficientemente precisi e concordanti per affidare un’istruttoria alle direzioni competenti.

La commissione riporta direttamente all’amministratore delegato ed è composta dai responsabili di settori centrali dell’azienda, tra cui controllo interno, affari legali, risorse umane, coordinamento editoriale e prevenzione della corruzione. La prima fase sarà documentale e riguarderà la ricostruzione dei rapporti intercorsi tra la redazione, il conduttore e le persone entrate nell’inchiesta giudiziaria.

Soltanto dopo questa valutazione preliminare potrà essere deciso se procedere con un audit più approfondito. Un simile passaggio comporterebbe un confronto diretto con Ranucci e con gli altri giornalisti interessati, ma al momento non risulta formalmente avviato.

L’indagine sull’attentato

La vicenda nasce dall’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista a Campo Ascolano, nel territorio di Pomezia. L’ordigno danneggiò l’automobile di Ranucci e quella della figlia, senza provocare vittime. La potenza della bomba e la sua collocazione portarono gli investigatori a considerare fin dall’inizio l’episodio come una grave intimidazione.

La Procura di Roma ha successivamente arrestato quattro persone, indicate come componenti del gruppo che avrebbe materialmente organizzato l’attentato. Tra gli indagati figura Valter Lavitola, ex giornalista, imprenditore e conoscente di lunga data del conduttore, al quale gli inquirenti attribuiscono il ruolo di possibile mandante. Le accuse contestate, ancora da verificare nel procedimento, comprendono l’impiego dell’esplosivo, la minaccia e il danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso.

Il movente rimane uno dei punti ancora irrisolti. Gli investigatori stanno esaminando i contatti tra gli indagati, i flussi di denaro e il contenuto dei dispositivi sequestrati durante le perquisizioni. Nell’abitazione di Lavitola sono stati acquisiti telefoni, supporti digitali e documenti manoscritti, ora sottoposti ad analisi.

Le dichiarazioni di Lavitola

Dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio, limitandosi a rendere dichiarazioni spontanee con le quali ha respinto il proprio coinvolgimento. Parallelamente ha rilasciato numerose interviste, proponendo di volta in volta ricostruzioni, ipotesi e riferimenti ai rapporti personali intrattenuti con Ranucci.

Questa intensa esposizione pubblica ha reso il quadro ancora più complesso. Lavitola ha ricordato di essere stato una fonte del giornalista e di aver discusso con lui di progetti economici, sondaggi politici e possibili iniziative future. Ha inoltre sostenuto che l’attentato potrebbe avere collegamenti diversi da quelli ipotizzati dalla Procura, senza però fornire finora elementi verificabili capaci di modificare l’impostazione investigativa.

Ogni sua affermazione viene ora valutata anche alla luce dei materiali sequestrati e delle conversazioni acquisite dagli inquirenti. La Procura mantiene il riserbo e non ha ancora indicato una spiegazione definitiva dell’attacco.

Il rapporto con il conduttore

Il legame tra Ranucci e Lavitola rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda. I due avevano instaurato nel tempo una frequentazione personale, nata dopo alcune inchieste giornalistiche e proseguita attraverso incontri e contatti frequenti.

La scoperta dell’indagine ha provocato una rottura di quel rapporto e ha posto interrogativi anche all’interno della Rai. L’azienda intende accertare se la relazione con una fonte sia stata gestita nel rispetto delle norme professionali e del codice interno, distinguendo però questa verifica dalle responsabilità penali, che competono esclusivamente alla magistratura.

Non risulta che Ranucci sia indagato. Il conduttore ha manifestato tranquillità rispetto agli approfondimenti aziendali e ha chiesto che venga tutelata l’immagine della redazione. La verifica interna, dunque, non riguarda un suo possibile coinvolgimento nell’attentato, ma le procedure seguite nel rapporto con una persona che successivamente è entrata nell’inchiesta.

Lo scontro politico sulla Vigilanza

Il caso ha raggiunto anche la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Nel centrodestra è stata prospettata la possibilità di ascoltare il conduttore e i vertici aziendali, mentre il Movimento 5 Stelle ha contestato l’apertura della procedura interna, considerandola potenzialmente lesiva dell’autonomia giornalistica.

Gli altri partiti di opposizione hanno mantenuto una posizione più prudente. Questa differenza ha alimentato tensioni attorno al ruolo dei rappresentanti pentastellati nella Commissione, ma il Movimento ha respinto l’ipotesi che le proprie iniziative istituzionali siano state adottate per impedire un’eventuale audizione di Ranucci.

La cautela della Rai risponde anche alla necessità di evitare che un normale accertamento interno venga interpretato come un intervento censorio contro una delle trasmissioni d’inchiesta più esposte del servizio pubblico. Allo stesso tempo, i vertici aziendali ritengono necessario chiarire se i rapporti emersi dall’indagine siano compatibili con le regole professionali e organizzative.

Una verifica destinata a durare

Il percorso appena iniziato non dovrebbe produrre decisioni immediate. La Commissione dovrà acquisire documenti, ricostruire i passaggi redazionali e stabilire quali strutture aziendali siano eventualmente chiamate a svolgere ulteriori controlli.

Solo al termine dell’istruttoria potranno emergere conseguenze sul piano organizzativo o disciplinare. Fino ad allora restano distinti i due livelli della vicenda: da una parte l’indagine penale sull’attentato e sulle responsabilità degli indagati, dall’altra la verifica aziendale sulle modalità con cui Report ha gestito fonti e relazioni professionali.

Per Ranucci la fase più delicata consiste ora nel difendere l’autonomia della redazione senza sottrarsi agli accertamenti interni. Per la Rai la sfida è condurre la verifica con trasparenza, evitando sia conclusioni anticipate sia il sospetto che il procedimento venga utilizzato per ridimensionare il programma.