Un romanzo del 1953 entra, per ragioni ancora tutte da chiarire, nel giallo della ricina di Pietracatella. Durante il sopralluogo effettuato martedì nello studio professionale di Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne morte avvelenate, gli investigatori hanno sequestrato anche una copia di Tiro al piccione, il libro autobiografico dello scrittore molisano Giose Rimanelli, insieme a un cellulare e alla memoria di un computer.
Il sequestro ha inevitabilmente acceso interrogativi, ma al momento non esiste alcun elemento pubblico che consenta di collegare il contenuto del romanzo alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Lo stesso Gianni Di Vita, che nell’inchiesta risulta parte lesa e non indagato, ha spiegato che il volume gli era stato semplicemente prestato.
«Me lo hanno prestato»
Intercettato mentre usciva dalla sua nuova abitazione, Di Vita ha risposto con poche parole alla domanda sul perché quel libro si trovasse nel suo studio: «Me lo hanno prestato, ora ho tanto tempo per leggere». Poi ha aggiunto che parlerà quando riterrà sia arrivato il momento.
Resta invece senza risposta il motivo per cui gli investigatori abbiano ritenuto utile acquisire anche il volume. Una possibilità è che l’interesse riguardi non il testo in sé, ma eventuali annotazioni, fogli o altri elementi presenti all’interno della copia. Al momento, però, si tratta soltanto di un’ipotesi: gli inquirenti non hanno fornito spiegazioni ufficiali sul punto.
Il romanzo di Giose Rimanelli
Tiro al piccione è una delle opere più note di Giose Rimanelli, nato a Casacalenda, in Molise, nel 1925 e morto negli Stati Uniti nel 2018. Il libro racconta, in forma autobiografica, l’esperienza di un ragazzo giovanissimo che durante la guerra si arruola nella Repubblica sociale italiana e finisce poi per disertare, travolto dagli orrori del conflitto.
Pubblicato da Mondadori nel 1953, il romanzo divenne in seguito anche un film diretto da Giuliano Montaldo. Rimanelli lasciò successivamente l’Italia, visse tra Canada e Stati Uniti e insegnò anche in università americane, continuando però a mantenere un legame molto forte con il Molise.
Un elemento ancora senza spiegazione
Il fatto che l’opera sia ambientata nello stesso territorio molisano e che affronti temi come fuga, paura e sopravvivenza non permette di attribuirle automaticamente un significato investigativo. La stessa studiosa Anna Maria Milone, che ha curato nuove edizioni delle opere di Rimanelli, ha ricordato come Tiro al piccione sia soprattutto un romanzo intimo e personale, più che politico.
Per questo il sequestro resta, almeno pubblicamente, uno degli elementi più curiosi e oscuri dell’indagine. Potrebbe rivelarsi significativo oppure del tutto marginale rispetto al nucleo degli accertamenti.
L’inchiesta sulla morte di Antonella e Sara
Intanto prosegue il lavoro della Squadra Mobile di Campobasso e del Servizio centrale operativo sulla morte delle due donne, avvelenate con la ricina. Nei giorni scorsi sono state nuovamente ascoltate diverse persone e sono stati acquisiti dispositivi elettronici e supporti informatici. Al momento, secondo quanto riferito dagli investigatori, non risultano persone formalmente indagate.
Uno dei filoni riguarda anche alcune ricerche online relative alla ricina, effettuate da Pietracatella. Gli accertamenti informatici sono ancora in corso e gli inquirenti hanno precisato che non è stata finora individuata con certezza la persona che le avrebbe eseguite.
Il libro di Rimanelli si aggiunge dunque a un mosaico investigativo ancora incompleto. Finché non emergeranno elementi concreti, resta soltanto un oggetto sequestrato tra molti altri, la cui effettiva rilevanza potrà essere chiarita soltanto dagli accertamenti.
