Garlasco, il padre di Chiara: «Per noi il colpevole resta Stasi»

Giuseppe Poggi rompe il silenzio dopo la nuova inchiesta: «Se la Procura darà un altro colpevole, ne

garlasco il padre di chiara per noi il colpevole resta stasi

I genitori di Chiara Poggi tornano a parlare in tv mentre la Procura di Pavia ha chiuso le indagini su Andrea Sempio. Giuseppe Poggi: «Dopo cinque processi e otto anni non è facile cambiare idea»

«La giustizia ci ha dato un colpevole, per noi è Alberto Stasi. Se la Procura ci darà un altro colpevole, ne prenderemo atto». A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il padre Giuseppe Poggi torna a parlare pubblicamente del delitto di Garlasco e della nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio.

Le parole arrivano durante un’intervista a Verissimo, su Canale 5, mentre la Procura di Pavia ha da pochi giorni chiuso nuovamente le indagini su Sempio, passaggio che precede una possibile richiesta di rinvio a giudizio per omicidio aggravato.

«Di Chiara si è parlato troppo poco»

Il padre della giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia ha scelto di non entrare nel merito degli elementi raccolti nell’ultimo anno e mezzo dagli investigatori.

«La prima inchiesta non è stata come questa, diventata un circo mediatico. In quest’ultimo anno e mezzo, di Chiara si è parlato troppo poco», ha detto Giuseppe Poggi, rivendicando il diritto della famiglia a mantenere prudenza davanti a un quadro giudiziario che si è fatto nuovamente complesso.

La posizione resta quella maturata attraverso anni di processi. Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Chiara, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. «Abbiamo fatto cinque processi, otto anni, ne abbiamo sentite tante: non è facile cambiare idea», ha spiegato il padre.

La famiglia Poggi, almeno per ora, non ha modificato dunque la propria convinzione. Se però un nuovo percorso giudiziario dovesse arrivare a conclusioni diverse, Giuseppe Poggi assicura che ne prenderanno atto.

La nuova indagine su Andrea Sempio

La situazione giudiziaria è cambiata profondamente negli ultimi mesi. La Procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta le indagini nei confronti di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, accusato dagli inquirenti di omicidio aggravato dalla crudeltà e dall’odio verso la vittima. Sempio respinge le accuse e sostiene che non esistano elementi sufficienti per mandarlo a processo.

Tra i nuovi accertamenti depositati dai pm figurano consulenze sull’impronta di una scarpa trovata sulla scena del delitto e sul materiale genetico. La Procura ha inoltre trasmesso gli atti alla Procura generale di Milano, chiamata a valutare se esistano i presupposti per chiedere la revisione della condanna di Stasi.

La chiusura delle indagini non equivale naturalmente a una condanna. Sempio resta indagato e potrà esercitare tutti i diritti della difesa prima che i magistrati decidano se chiedere formalmente il processo.

La famiglia non si costituirà parte civile contro Sempio

In questa fase i genitori di Chiara hanno scelto una linea particolarmente prudente. I loro legali hanno fatto sapere che la famiglia non intende costituirsi parte civile nei confronti di Sempio nell’eventuale udienza preliminare.

La decisione è stata spiegata dall’avvocato Francesco Campagna, secondo cui i Poggi non intendono avanzare pretese economiche nei confronti di una persona che, fino a eventuale sentenza definitiva, deve essere considerata innocente.

Una posizione che conferma la distanza tra il clamore mediatico degli ultimi mesi e il tono scelto dalla famiglia, che continua a chiedere soprattutto che al centro del caso rimanga Chiara.

Il ricordo della figlia

Nell’intervista, Rita e Giuseppe Poggi hanno parlato anche della figlia lontano dalle carte giudiziarie. Chiara, hanno raccontato, sognava di diventare manager ed era una ragazza molto studiosa e riservata.

La madre Rita ha ricordato la difficoltà di tornare alla vita quotidiana dopo l’omicidio. Anche gesti semplici, come entrare nel supermercato frequentato insieme alla figlia, erano diventati quasi impossibili: la prima volta, ha raccontato, le era sembrato di «scalare una montagna».

È questo il messaggio che i genitori sembrano voler riportare al centro dopo mesi di nuove perizie, intercettazioni, consulenze e ricostruzioni contrapposte: prima di essere il nome di uno dei casi giudiziari più discussi d’Italia, Chiara Poggi era una giovane donna di 26 anni con progetti, affetti e una vita ancora davanti.

Una verità giudiziaria ancora in movimento

Oggi convivono due piani diversi. Da una parte c’è una sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi. Dall’altra c’è una nuova indagine della Procura di Pavia che attribuisce il delitto ad Andrea Sempio e che potrebbe aprire una nuova fase processuale.

Per la famiglia Poggi, però, il punto di partenza non cambia finché la giustizia non arriverà eventualmente a una diversa conclusione. «Per noi, in questo momento, rimane Stasi», ha ribadito Giuseppe Poggi.

Una frase che sintetizza la posizione dei genitori di Chiara: nessuna anticipazione di giudizio sulla nuova inchiesta, ma neppure la disponibilità a cancellare quasi vent’anni di processi prima che siano i tribunali, e non il dibattito pubblico, a stabilire se la storia giudiziaria del delitto di Garlasco debba essere riscritta.