Armao, i soldi in auto e all’università. La mazzetta nascosta nell’orologio

Le immagini della Mobile nell’inchiesta per corruzione. La Procura di Palermo chiede il carcere

armao i soldi in auto e all universita la mazzetta nascosta nell orologio

Gli investigatori documentano le presunte consegne di denaro tra Pierluigi Matta e Gaetano Armao. Secondo l’accusa, compensi per consulenze fittizie sarebbero diventati contanti destinati all’ex vicepresidente della Regione

Ci sono un’auto, un cappotto lasciato sul sedile, incontri all’università e un orologio a pendolo nello studio professionale. È su questa sequenza di episodi, ricostruiti attraverso intercettazioni, appostamenti e telecamere, che la Procura di Palermo fonda una parte della richiesta di arresto per Gaetano Armao, avvocato, docente ed ex vicepresidente della Regione Siciliana, indagato per corruzione.

Secondo l’accusa, Armao avrebbe ricevuto denaro da alcuni imprenditori interessati a pratiche regionali utilizzando come intermediario Pierluigi Matta, avvocato amministrativista e docente universitario. I magistrati ritengono che alcune somme formalmente corrisposte a Matta per attività di consulenza fossero in realtà destinate, almeno in parte, ad Armao.

La ricostruzione è ancora nella fase delle indagini preliminari. Nessuna delle contestazioni è stata accertata con sentenza e sulle richieste di misura cautelare dovrà pronunciarsi la giudice per le indagini preliminari dopo gli interrogatori preventivi.

Gli incontri seguiti dalla Mobile

Gli investigatori della sezione Anticorruzione della Squadra mobile di Palermo hanno seguito per mesi i rapporti tra i due professionisti. Uno degli episodi ritenuti significativi risale all’ottobre 2025, quando gli agenti documentano un incontro all’interno dell’automobile utilizzata da Matta.

Un secondo passaggio viene collocato nel febbraio successivo. Nei giorni precedenti gli investigatori avevano registrato conversazioni nelle quali Armao sollecitava un incontro e chiedeva indicazioni sulla quantità di quanto avrebbe dovuto ricevere. Per la Procura quelle parole sarebbero riferite al denaro.

Il 9 febbraio l’attenzione degli agenti si concentra sul Collegio San Rocco, sede universitaria nel centro di Palermo. Secondo la ricostruzione investigativa, Matta avrebbe raggiunto l’auto di Armao e vi avrebbe lasciato un cappotto insieme a una busta. Gli agenti osservano successivamente Armao controllare le tasche del soprabito, mentre Matta gli indica dove cercare.

Per gli inquirenti sarebbe una delle consegne di contante inserite nel presunto sistema corruttivo.

L’involucro nello studio

La parte più singolare dell’indagine emerge però qualche ora più tardi. Le telecamere installate nello studio professionale di Armao avrebbero registrato l’avvocato mentre estraeva dalla tasca del cappotto un involucro e lo sistemava all’interno di un contenitore cilindrico.

Quel contenitore sarebbe stato collocato dentro un orologio a pendolo presente nello studio. Per la Procura, il filmato documenterebbe il punto utilizzato per custodire parte del denaro ricevuto.

L’oggetto è stato poi sequestrato durante le perquisizioni disposte negli ultimi giorni. Gli investigatori stanno esaminando anche telefoni, documentazione contabile e materiale informatico per verificare l’esistenza di ulteriori episodi e ricostruire con precisione i rapporti economici tra gli indagati.

Il ruolo attribuito a Matta

Nell’impostazione dei magistrati Pierluigi Matta avrebbe avuto una funzione centrale. Sarebbe stato lui a mantenere i contatti con gli imprenditori, a ricevere incarichi professionali e a trasferire successivamente una parte delle somme ad Armao.

Gli investigatori stanno verificando diversi pagamenti. In alcuni casi il denaro sarebbe stato versato sul conto di Matta attraverso bonifici e successivamente prelevato in contanti. Le consegne, secondo l’accusa, avvenivano senza una causale riconducibile direttamente ad Armao.

La Procura interpreta questo meccanismo come uno schema destinato a rendere meno riconoscibile il destinatario finale delle somme. È proprio la ripetitività dei rapporti, più che il singolo episodio, a essere considerata dagli inquirenti uno degli elementi centrali del fascicolo.

Le pratiche regionali nel mirino

L’inchiesta riguarda anche il ruolo pubblico ricoperto negli ultimi anni da Armao. L’avvocato è stato presidente della Commissione tecnica specialistica, l’organismo regionale che esamina le valutazioni ambientali necessarie per numerosi progetti industriali, energetici e infrastrutturali.

Fino ad agosto Armao ha guidato una struttura chiamata a esprimersi su centinaia di procedimenti ogni anno. In precedenza aveva ricoperto incarichi politici nella Regione ed era stato nominato esperto del presidente Renato Schifani.

Gli investigatori stanno verificando se alcune imprese abbiano pagato per ottenere interventi utili ad accelerare o agevolare iter amministrativi. Un filone riguarda progetti fotovoltaici e agrivoltaici presentati da società del gruppo Cva. Al centro c’è una consulenza da 147 mila euro affidata nel 2024 a Matta.

Per i magistrati quell’incarico potrebbe avere rappresentato lo strumento attraverso il quale finanziare il presunto accordo corruttivo. Gli accertamenti interessano una ventina di progetti riconducibili al gruppo e hanno l’obiettivo di stabilire se e in quale misura le pratiche siano state oggetto di interventi indebiti.

L’altro filone sulle cure palliative

L’indagine non nasce però dal settore energetico. I primi elementi arrivano da un’inchiesta precedente che coinvolgeva realtà impegnate nell’assistenza ai malati oncologici e nelle cure palliative.

Nel corso di quelle intercettazioni gli investigatori si sono imbattuti nei rapporti tra alcuni rappresentanti delle associazioni e Matta. Da qui sarebbe emerso il nome di Armao, contattato, secondo l’ipotesi accusatoria, per intervenire su questioni di interesse delle organizzazioni attraverso il suo ruolo di consulente istituzionale.

È stato questo passaggio a spingere la Mobile ad approfondire i rapporti professionali, economici e personali dell’ex vicepresidente della Regione.

La decisione passa adesso dal gip

La Procura, coordinata da Maurizio de Lucia, ha chiesto misure cautelari per nove persone. Per Armao e Matta è stata sollecitata la custodia in carcere. Per altri indagati sono state avanzate richieste differenti, comprese misure domiciliari.

Gli interrogatori preventivi sono fissati a partire dal 12 ottobre. Armao e Matta dovrebbero comparire il giorno successivo. Soltanto dopo avere ascoltato le difese il gip deciderà se esistano i presupposti per applicare le misure richieste dai pubblici ministeri.

Nel frattempo l’inchiesta continua. Gli investigatori stanno cercando di capire se gli episodi già ricostruiti siano casi isolati oppure parti di un sistema più esteso, legato ai rapporti tra professionisti, imprese e uffici della Regione.

Le immagini dell’auto, del cappotto e dell’orologio rappresentano per l’accusa alcuni dei passaggi più visibili dell’indagine. Ma il nodo decisivo resta ancora da provare: se dietro quei movimenti di denaro ci fossero effettivamente favori amministrativi e un accordo corruttivo stabile.