Carburanti alle stelle, il mondo verso una nuova austerity

Guerra e blocchi nello Stretto di Hormuz spingono i prezzi

carburanti alle stelle il mondo verso una nuova austerity

Rincari globali di benzina e gasolio scatenano proteste e code ai distributori. Governi corrono ai ripari con sussidi e misure straordinarie. Il rischio è un ritorno all’austerity come negli anni ’70.

Uno shock energetico globale. Il mondo torna a fare i conti con una crisi energetica che richiama scenari del passato. Il conflitto tra Stati Uniti e Israele da un lato e l’Iran dall’altro, insieme al blocco dello Stretto di Hormuz, ha innescato un’impennata dei prezzi dei carburanti. Il presidente americano Donald Trump ha ammesso l’aumento dei costi, mentre il vicepresidente JD Vance ha parlato di una fase «temporanea». Intanto, però, in tutto il mondo si moltiplicano code ai distributori e manifestazioni di protesta. Dall’Asia all’Europa, passando per Africa e Americhe, il rincaro di benzina e gasolio sta mettendo sotto pressione economie e cittadini.

Il ritorno dell’austerity

Il paragone corre al 1973, quando la crisi petrolifera costrinse molti Paesi a drastiche misure di contenimento dei consumi. Anche oggi si teme un ritorno a politiche simili. L’ex governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco parla di «vero choc di offerta», avvertendo del rischio che la crisi si propaghi all’intera economia globale. Diversi governi stanno già intervenendo. La Spagna ha varato un piano da 5 miliardi di euro con tagli fiscali e aiuti ai settori più colpiti. In Italia sono stati introdotti crediti d’imposta per i trasportatori e uno sconto temporaneo sui carburanti.

Proteste e misure straordinarie

Le conseguenze sono particolarmente pesanti in Asia. Nelle Filippine il prezzo della benzina è raddoppiato, con scioperi e stato di emergenza energetica. In Pakistan sono state chiuse le scuole, mentre in Sri Lanka è stata introdotta la settimana lavorativa di quattro giorni Anche altri Paesi adottano misure drastiche. L’Egitto limita i consumi energetici, la Russia blocca l’export di benzina per stabilizzare il mercato interno, mentre in Europa si registrano aumenti significativi soprattutto per il gasolio. Negli Stati Uniti, la protesta assume anche forme simboliche: adesivi con il volto di Trump compaiono sulle pompe di benzina, ironizzando sull’aumento dei prezzi.

Un equilibrio fragile

La crisi energetica si inserisce in un contesto globale già segnato da tensioni geopolitiche e fragilità economiche. Il rischio è che l’aumento dei costi dell’energia alimenti inflazione e rallentamento della crescita. In molti Paesi si parla già di possibili restrizioni ai consumi e cambiamenti nelle abitudini quotidiane. Come cinquant’anni fa, la gestione dell’energia torna al centro delle politiche pubbliche. La partita si gioca ora sulla durata del conflitto e sulla capacità dei governi di contenere l’impatto sociale ed economico della crisi.