L’inizio della guerra. Il 28 febbraio il premier israeliano Benjamin Netanyahu annuncia un’operazione militare preventiva contro l’Iran, sostenuta dagli Stati Uniti. Il presidente americano Donald Trump conferma parlando di un attacco «su larga scala». Poche ore dopo, un raid colpisce Teheran e uccide la Guida suprema Ali Khamenei insieme a membri della sua famiglia e del suo entourage. Sopravvive il figlio Mojtaba Khamenei, che pochi giorni più tardi viene indicato come nuova guida della Repubblica islamica. È l’inizio di un conflitto che supera rapidamente i confini regionali e destabilizza il Golfo e l’economia globale.
I protagonisti dello scontro
Al centro della crisi ci sono figure che da anni influenzano gli equilibri internazionali. Trump, tornato alla Casa Bianca, aveva promesso in passato di porre fine alle guerre infinite in Medio Oriente. Undici anni dopo il suo ingresso nella politica nazionale, la realtà appare diversa. La scelta di sostenere l’operazione militare segna un cambio di fase e riapre interrogativi sul ruolo globale degli Stati Uniti. Per Netanyahu, il conflitto rappresenta una continuità con una linea politica improntata alla sicurezza e alla lotta contro la minaccia iraniana. Il leader israeliano, tra i più longevi della storia del Paese, resta una figura divisiva anche all’interno della società israeliana.
L’Iran e la successione
Sul fronte iraniano, la morte di Ali Khamenei apre una fase delicatissima. L’ascesa di Mojtaba Khamenei segna un passaggio generazionale ma non una discontinuità evidente nella struttura del potere. La Repubblica islamica resta guidata da un sistema che affonda le radici nella rivoluzione di Ruhollah Khomeini, con un equilibrio fragile tra autorità religiosa e pressioni interne.
Il mondo dentro il conflitto
Le conseguenze della guerra si estendono ben oltre il Medio Oriente. Il blocco dello Stretto di Hormuz e l’instabilità nei Paesi produttori di energia hanno effetti immediati sui mercati globali. Il conflitto tra vecchi nemici, già esploso nel 2025 in forma limitata, assume ora una dimensione sistemica. Le tensioni militari si intrecciano con crisi economiche e sociali, alimentando un clima di incertezza globale. Il racconto di questa fase passa anche attraverso una nuova collana editoriale dedicata ai “Signori della guerra”, che analizza i leader e le dinamiche di potere dietro lo scontro.
