Ultimatum e minacce incrociate. La crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran entra in una fase decisiva. Il presidente Donald Trump ha ribadito che l’ultimatum a Teheran scade oggi: senza un accordo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, Washington è pronta a “scatenare l’inferno” e colpire infrastrutture strategiche iraniane. Dall’altra parte, la risposta iraniana resta durissima. Le autorità accusano gli Stati Uniti di trascinare il Paese in una guerra totale, mentre il negoziato appare fermo dopo il fallimento della mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia. La proposta di una tregua di 45 giorni è stata respinta da entrambe le parti. Nel frattempo, secondo fonti di intelligence citate dai media internazionali, la guida suprema Mojtaba Khamenei sarebbe in condizioni gravissime e incapace di governare. Una notizia che, se confermata, potrebbe aprire scenari imprevedibili all’interno del regime iraniano.
Raid e risposta militare
Nelle ultime ore si sono intensificati i bombardamenti. Nuove esplosioni sono state segnalate a Teheran, mentre l’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito un impianto petrolchimico a Shiraz, ritenuto legato alla produzione di materiali per missili balistici. L’Iran ha risposto con lanci di missili contro Israele e obiettivi nei Paesi del Golfo che ospitano basi americane. La tensione si estende così a tutta la regione, con il rischio concreto di un conflitto su larga scala. Particolarmente allarmante l’appello diffuso da Tel Aviv alla popolazione iraniana: evitare stazioni e treni perché potrebbero diventare obiettivi militari. Parallelamente, le autorità iraniane hanno invitato i giovani a formare catene umane attorno alle centrali elettriche per proteggerle da possibili attacchi.
Bilancio e rischio escalation
Il bilancio umano continua a peggiorare. Secondo l’ong Hrana, i morti dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio, sarebbero circa 3.600, tra cui oltre 1.600 civili e centinaia di bambini. Solo nelle ultime 24 ore si contano decine di vittime e centinaia di feriti, con attacchi registrati in numerose province. Le parole del segretario generale dell’ONU, António Guterres, richiamano al diritto internazionale: colpire infrastrutture civili è vietato. Un monito che però, finora, non ha fermato l’escalation.
Scenari futuri
Il nodo resta politico e strategico. Gli Stati Uniti chiedono concessioni immediate, tra cui la riapertura dello Stretto e il controllo sul programma nucleare. L’Iran rilancia con richieste opposte: fine delle ostilità, revoca delle sanzioni e risarcimenti. All’interno dell’amministrazione americana emergono divisioni, ma la linea dura di Trump prevale. Alcune fonti ipotizzano una possibile proroga dell’ultimatum, ma il margine resta minimo. Se non arriverà un’intesa nelle prossime ore, il conflitto potrebbe entrare in una fase ancora più distruttiva, con conseguenze globali sull’energia e sulla stabilità internazionale.
