Constellation, la verità nei video: non può morire così una generazione

Cras Montana: le immagini del rogo riaprono il tema delle responsabilità dei gestori

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Le telecamere del Constellation mostrerebbero l’innesco del fuoco, la fuga della titolare e il caos nel locale. Cyane Panine, morta nell’incendio, risulterebbe estranea all’accensione delle candele

La verità che brucia. Non è solo un filmato. È un atto d’accusa. Le immagini delle quattordici telecamere interne del Constellation di Crans-Montana stanno restituendo alla tragedia di Capodanno il suo nome più duro: responsabilità. Non fatalità, non destino, non incidente imprevedibile. Una catena di scelte, omissioni, imprudenze e silenzi che avrebbe trasformato una festa in una trappola mortale. Secondo quanto emerge dalla visione riservata dei video da parte dei legali, sarebbe stata Jessica Moretti, titolare del locale insieme al marito Jacques Moretti, ad accendere le candele pirotecniche fissate alle bottiglie di champagne. Le scintille avrebbero raggiunto il soffitto fonoassorbente, altamente infiammabile, innescando un incendio propagatosi in meno di due minuti. Una dinamica già al centro dell’inchiesta e ora rafforzata dalle immagini mostrate alle parti.

La fuga e il vuoto di comando

La parte più sconvolgente non è soltanto l’innesco. È ciò che accade dopo. Mentre il fumo invade il locale, mentre i ragazzi cercano di capire dove andare, mentre il panico prende il posto della musica, la titolare si allontanerebbe rapidamente dalla zona del bar. Secondo i legali delle famiglie, non ci sarebbe stato un allarme tempestivo né un’evacuazione coordinata. Il locale, sovraffollato, sotterraneo, senza una guida dell’emergenza, diventa così un imbuto di paura. È qui che la vicenda smette di essere soltanto cronaca giudiziaria e diventa una questione politica. Perché una società che consente spazi insicuri, controlli fragili, gestione improvvisata del rischio e profitto prima della vita, prepara il terreno alle stragi. E quando muoiono ragazze e ragazzi, quando oltre cento persone restano ferite, quando le famiglie devono cercare la verità fotogramma per fotogramma, non basta più parlare di errore.

Cyane non era la colpevole

C’è poi un’altra verità, dolorosa e necessaria. Cyane Panine, la cameriera di 24 anni morta nel rogo, non sarebbe la responsabile dell’accensione delle candele. I video, secondo quanto riferito, ridimensionano fino a ribaltare una delle prime ricostruzioni circolate dopo la tragedia. Cyane era al lavoro, era dentro quel sistema, era una vittima. Non il capro espiatorio. Restituirle dignità significa anche smontare il riflesso più antico e più comodo del potere: scaricare verso il basso la colpa. Sulla dipendente, sulla giovane lavoratrice, su chi non decideva le regole del locale e non governava la sicurezza. Se le immagini confermeranno questa lettura in sede processuale, la sua memoria dovrà essere liberata definitivamente da ogni sospetto.

Una strage che chiede giustizia

Il rogo del Constellation non riguarda solo la Svizzera. Riguarda l’Europa dei locali notturni, del lavoro stagionale, dei controlli spesso delegati alla buona volontà, della sicurezza trattata come costo e non come diritto. Riguarda ogni città che riempie i suoi spazi di giovani e poi non garantisce loro vie di fuga, personale formato, materiali sicuri, responsabilità chiare. Le immagini non cancellano il dolore. Ma impediscono alla nebbia delle versioni di coprire tutto. Ora la giustizia deve andare fino in fondo: sull’innesco, sulla fuga, sulle uscite, sul sovraffollamento, sui materiali, sulla catena di comando. Perché nessuna festa può diventare una camera a gas. E nessun genitore dovrebbe scoprire che la vita di un figlio è stata affidata all’improvvisazione.