Una nuova notte di esplosioni, incendi e vittime civili scuote Kiev e la regione che circonda la capitale ucraina. L’offensiva lanciata dalla Russia avrebbe provocato almeno 17 morti e 44 feriti, mentre le squadre di soccorso continuano a lavorare nelle aree colpite.
Secondo le autorità ucraine, l’attacco è stato condotto con 24 missili balistici, quattro missili di tipo avanzato, indicati come Zircon o Oniks, e 115 droni, alcuni dei quali a propulsione a reazione. Sono stati segnalati danni a edifici, magazzini, infrastrutture industriali e ferroviarie nei distretti di Brovary, Bucha e Fastiv.
La nuova offensiva sulla capitale
Il bilancio comunicato dal presidente Volodymyr Zelensky comprende le vittime registrate a Kiev e nei centri della regione investiti dal bombardamento. I soccorritori hanno lavorato tra incendi, macerie e strutture parzialmente distrutte, mentre numerosi feriti sono stati trasferiti negli ospedali.
Le autorità ucraine sostengono che molti degli obiettivi colpiti non avessero una funzione militare. Tra le strutture danneggiate figurano depositi commerciali, un impianto produttivo, una stazione ferroviaria e centri logistici. Mosca, al contrario, afferma di avere preso di mira infrastrutture utilizzate per sostenere le operazioni militari ucraine. Le dichiarazioni delle due parti non possono essere verificate in modo indipendente nell’immediatezza degli attacchi.
L’offensiva conferma il crescente impiego russo di missili balistici, particolarmente difficili da intercettare. Secondo le ricostruzioni disponibili, le difese ucraine avrebbero neutralizzato gran parte dei droni, ma non sarebbero riuscite ad abbattere i missili balistici impiegati nel raid. Zelensky è tornato quindi a chiedere ai Paesi occidentali la consegna di ulteriori sistemi Patriot e delle munizioni necessarie per proteggerne le città.
L’unità nordcoreana schierata in Russia
Alla nuova ondata di bombardamenti si aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione. Secondo informazioni dell’intelligence militare ucraina raccolte da Reuters, un’unità missilistica della Corea del Nord sarebbe stata schierata nella regione russa di Voronezh, non lontano dal confine ucraino.
Il reparto sarebbe formato da circa 90 militari nordcoreani e potrebbe operare insieme alla 112ª Brigata missilistica russa. L’equipaggiamento attribuito all’unità comprende sei lanciatori e fino a 120 missili balistici a corto raggio KN-23 e KN-24. Si tratta, tuttavia, di informazioni provenienti da fonti ucraine che non risultano confermate pubblicamente né dalla Russia né da Pyongyang.
L’eventuale impiego diretto di uomini e sistemi nordcoreani rappresenterebbe un nuovo livello nella cooperazione militare tra Vladimir Putin e Kim Jong-un. La Corea del Nord avrebbe già fornito alla Russia milioni di proiettili d’artiglieria e circa 150 missili balistici, oltre ad avere inviato migliaia di soldati nella regione di Kursk.
Missili potenti ma poco precisi
I sistemi KN-23 e KN-24 sono stati utilizzati dalle forze russe contro l’Ucraina dalla fine del 2023. Rispetto agli Iskander russi, possono trasportare testate più pesanti e raggiungere distanze maggiori, ma sono considerati meno precisi. Proprio questa caratteristica aumenta il pericolo per i civili quando vengono impiegati contro aree densamente abitate.
La presunta presenza dei lanciatori nella Russia occidentale consentirebbe inoltre di ridurre i tempi necessari per preparare gli attacchi. Per Kiev, già alle prese con una disponibilità limitata di intercettori, un incremento dei missili balistici rappresenterebbe una minaccia particolarmente grave.
La notizia arriva mentre la Russia intensifica gli attacchi a lungo raggio e l’Ucraina risponde colpendo depositi, infrastrutture energetiche e centri logistici in territorio russo. La guerra entra così in una fase caratterizzata da bombardamenti sempre più profondi, mentre restano lontane prospettive concrete di cessate il fuoco.
