Migranti, Albares attacca l’Italia: «A Lampedusa non sa gestire gli arrivi»

Il ministro spagnolo rivendica la risposta di Madrid a Ceuta e accusa il governo Meloni

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Dopo il ripristino dei controlli italiani per chi arriva dalla Spagna, Madrid reagisce. Albares difende i rimpatri da Ceuta e respinge le accuse sulla sicurezza di Schengen

La crisi migratoria di Ceuta apre uno scontro diplomatico sempre più duro tra Spagna e Italia. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, intervistato dalla televisione pubblica Tve, ha accusato il governo italiano di non essere stato in grado di controllare gli arrivi irregolari e ha contrapposto la situazione di Lampedusa alla rapidità con cui Madrid sostiene di avere riportato l’exclave nordafricana verso la normalità.

«Ci sono stati governi che non sono stati all’altezza della situazione migratoria e quello italiano è stato uno di questi», sono le parole attribuite al capo della diplomazia spagnola. Albares avrebbe quindi definito l’Italia il Paese europeo maggiormente esposto agli ingressi irregolari, sottolineando che a Roma «piacerebbe risolvere la situazione a Lampedusa» come la Spagna afferma di avere fatto a Ceuta. Le dichiarazioni sono state riportate dalla stampa italiana, mentre al momento dell’aggiornamento non risulta disponibile una trascrizione integrale dell’intervista sui canali ufficiali del ministero spagnolo.

La risposta spagnola alle accuse di Roma

L’attacco arriva dopo la decisione del governo di Giorgia Meloni di reintrodurre per un mese controlli selettivi sui collegamenti aerei e marittimi provenienti dalla Spagna. La misura riguarda soprattutto i cittadini di Paesi esterni all’Unione europea e non interrompe la libera circolazione per gli spagnoli e gli altri cittadini comunitari.

Presentata politicamente come una sospensione di Schengen con la Spagna, l’iniziativa consiste tecnicamente nel ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne. Roma l’ha motivata con esigenze di sicurezza nazionale dopo l’ingresso a Ceuta di decine di migliaia di persone provenienti dal Marocco.

Madrid considera la decisione sproporzionata e priva di una reale giustificazione operativa. Ceuta e Melilla, infatti, sono sottoposte a un regime particolare: chi vuole raggiungere dalla due exclavi il resto del territorio spagnolo o un altro Paese europeo deve attraversare controlli di frontiera. Per il governo Sánchez, quindi, l’emergenza non avrebbe determinato automaticamente un rischio di spostamenti incontrollati all’interno dell’area Schengen.

La battaglia sui numeri

Albares ha rivendicato il ritorno in Marocco della quasi totalità delle persone entrate nell’exclave. Il numero esatto degli attraversamenti resta però oggetto di ricostruzioni differenti. Le prime stime hanno oscillato fra circa 49 mila e 60 mila ingressi, mentre la cifra di oltre 70 mila riportata in alcune cronache non risulta ancora consolidata da un bilancio ufficiale univoco.

La stessa guerra dei numeri era stata alimentata nei giorni precedenti dal presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez. Per rispondere alle critiche italiane, il premier aveva citato dati attribuiti a Frontex sugli attraversamenti irregolari registrati negli ultimi cinque anni: 478.600 lungo la rotta italiana, 340.600 attraverso i Balcani occidentali, 259.800 sulla rotta greca, 234.760 attraverso la Spagna e circa 48 mila alla frontiera orientale dell’Unione.

Il confronto, tuttavia, richiede cautela. I dati sulle rotte non coincidono necessariamente con il numero delle persone, perché uno stesso migrante può essere rilevato più volte lungo itinerari differenti. Inoltre, condizioni geografiche, modalità di attraversamento e capacità di rimpatrio non sono direttamente sovrapponibili.

Ceuta diventa un caso europeo

Il governo spagnolo sostiene di avere affrontato un’emergenza eccezionale in tempi molto rapidi, rafforzando la frontiera e attivando le procedure di rientro con il Marocco. Roma e altri governi europei contestano invece a Madrid di avere favorito un clima di attrazione attraverso le proprie politiche sulla regolarizzazione degli stranieri presenti nel Paese.

Dietro il confronto tecnico si riconosce una frattura politica più profonda. Meloni considera l’episodio una prova della vulnerabilità delle frontiere esterne europee e intende utilizzarlo per accelerare la creazione di centri per i rimpatri nei Paesi terzi, finanziati dall’Unione. Sánchez respinge invece l’idea che l’emergenza possa giustificare iniziative unilaterali contro un altro Stato membro.

Albares ha ricordato che la Spagna ha accolto negli anni persone arrivate inizialmente attraverso l’Italia e ha accusato Roma di dimenticare la solidarietà ricevuta durante le fasi di maggiore pressione nel Mediterraneo centrale. Le sue parole trasformano così la crisi di Ceuta da questione confinaria fra Spagna e Marocco in un confronto diretto sulla credibilità dei due governi.

Il rischio di una crisi diplomatica

La polemica non sembra destinata a chiudersi rapidamente. Madrid aveva già convocato l’ambasciatore italiano dopo le richieste di escludere o sospendere la Spagna dallo spazio Schengen. Le nuove dichiarazioni di Albares possono ora provocare una replica della Farnesina o di Palazzo Chigi.

Resta anche da chiarire il ruolo svolto dal Marocco nell’improvvisa massa di attraversamenti. Se fosse confermato un allentamento deliberato dei controlli da parte delle autorità marocchine, la discussione sulle politiche di accoglienza spagnole non sarebbe sufficiente a spiegare la crisi. L’episodio assumerebbe i contorni di una pressione politica esercitata sulla frontiera esterna dell’Unione.

Per ora, Italia e Spagna sembrano concentrate soprattutto nell’attribuirsi reciprocamente responsabilità. La gestione dei flussi migratori torna così a dividere l’Europa proprio nel momento in cui sarebbe necessaria una risposta condivisa sulle frontiere, sui rimpatri e sui rapporti con i Paesi di origine e transito.