La Turchia ha avviato la procedura per chiedere all’Interpol una red notice nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nell’ambito dell’inchiesta sull’intercettazione della Global Sumud Flotilla diretta verso la Striscia di Gaza. L’annuncio è arrivato dal ministro turco della Giustizia Akin Gürlek, che ha precisato come la richiesta riguardi anche Afek Moskovitch, indicato dalle autorità di Ankara come figura legata all’apparato di sicurezza israeliano.
La formulazione è rilevante. Il mandato di arresto turco nei confronti di Netanyahu e Moskovitch era già stato emesso il 14 luglio 2026. Il passo annunciato oggi consiste nella richiesta di una red notice dell’Interpol per estendere la ricerca dei due a livello internazionale. Una red notice, precisa la stessa Interpol, non equivale automaticamente a un mandato di arresto internazionale: è una richiesta rivolta alle forze di polizia dei Paesi membri affinché localizzino una persona e, quando la legislazione nazionale lo consente, procedano a un arresto provvisorio in vista di un’eventuale estradizione.
Il procedimento sulla Flotilla
Il fascicolo è aperto davanti all’11ª Corte penale superiore di Istanbul e coinvolge complessivamente 35 imputati. Secondo quanto riferito dal ministro Gürlek, il procedimento riguarda l’intervento delle forze israeliane contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla mentre le imbarcazioni si trovavano in acque internazionali e tentavano di raggiungere Gaza con aiuti umanitari.
La flottiglia era partita il 14 maggio da Marmaris, sulla costa meridionale turca. Il convoglio comprendeva 54 imbarcazioni e 426 partecipanti provenienti da 39 Paesi. Quattro giorni più tardi le unità navali israeliane iniziarono le operazioni di intercettazione nel Mediterraneo orientale, a circa 250 miglia nautiche da Gaza. Israele sostenne di agire per far rispettare il blocco navale imposto sulla Striscia e invitò gli equipaggi a cambiare rotta. Ankara, al contrario, condannò l’operazione e si attivò per il rientro dei propri cittadini.
Le accuse formulate da Ankara
Secondo il ministro della Giustizia turco, il procedimento comprende accuse di crimini contro l’umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà, lesioni intenzionali, tortura, danneggiamento, rapina aggravata e dirottamento di mezzi di trasporto. Si tratta delle contestazioni formulate dalla magistratura turca e non di responsabilità accertate con una sentenza definitiva.
Israele ha ripetutamente respinto le accuse di genocidio relative alla guerra nella Striscia di Gaza. Sul caso della flottiglia, le autorità israeliane hanno sostenuto che le operazioni navali fossero finalizzate a impedire la violazione del blocco marittimo e hanno contestato la natura dell’iniziativa promossa dagli attivisti.
Dopo i mandati emessi il 14 luglio, il ministero turco della Giustizia ha ora chiesto al ministero dell’Interno di avviare formalmente la procedura per ottenere le red notice. La documentazione è stata trasmessa anche al ministero degli Esteri. Spetterà all’Interpol valutare la richiesta secondo le proprie regole prima dell’eventuale diffusione della notifica ai Paesi membri.
Lo scontro tra Ankara e Israele
Il nuovo passaggio giudiziario arriva in una fase di forte tensione nei rapporti tra Turchia e Israele. Il governo del presidente Recep Tayyip Erdogan ha assunto negli ultimi anni una posizione durissima nei confronti della condotta israeliana a Gaza. Nelle ultime settimane il confronto si è allargato anche alla Siria, dopo i raid israeliani contro la base di Abu al-Duhur e le accuse rivolte da Israele ad Ankara sulla possibile espansione della presenza militare turca nel Paese. La Turchia ha negato che fosse previsto un dispiegamento nella base colpita e ha condannato gli attacchi israeliani.
La richiesta all’Interpol aggiunge quindi un nuovo fronte, questa volta giudiziario, a un rapporto diplomatico già profondamente deteriorato. Resta però da verificare se l’organizzazione internazionale accoglierà la domanda turca e quale valore concreto un’eventuale red notice avrebbe nei singoli ordinamenti nazionali.
