Zelensky: «Via libera di Trump ai Patriot prodotti in Ucraina»

Dmitriev a New York. Kiev colpisce una raffineria russa a 1.500 km dal confine

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Il presidente ucraino rilancia il progetto per produrre intercettori Patriot nel Paese, mentre proseguono i contatti diplomatici negli Stati Uniti. Nella notte nuovi attacchi ucraini in profondità sul territorio russo

Il dossier dei Patriot torna al centro del confronto tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump. Il presidente ucraino sostiene di avere ricevuto dal capo della Casa Bianca il via libera politico al progetto per produrre in Ucraina missili intercettori destinati ai sistemi di difesa aerea statunitensi. La prospettiva, tuttavia, non equivale ancora all’avvio della produzione: restano da definire gli aspetti tecnici, industriali e di licenza con gli Stati Uniti.

Il nodo dei Patriot

La questione è stata discussa durante i colloqui negli Stati Uniti, dove Zelensky ha partecipato ai lavori dell’Assemblea generale dell’Onu. La presidenza ucraina ha confermato che le squadre dei due Paesi continuano a lavorare al possibile avvio della produzione di intercettori Patriot in Ucraina. Il tema è considerato prioritario da Kiev in vista dell’inverno e della minaccia rappresentata dai missili balistici russi.

Nelle stesse ore Zelensky ha annunciato anche un’intesa per un nuovo pacchetto di missili Patriot, senza indicare il Paese che dovrebbe fornirli né il numero degli intercettori. La disponibilità delle munizioni resta uno dei punti più delicati della difesa ucraina: secondo Kiev, i Patriot sono oggi lo strumento essenziale per contrastare gli attacchi balistici contro città e infrastrutture.

L’inviato di Putin a New York

Sul fronte diplomatico, a New York è arrivato anche Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo e inviato speciale del Cremlino. Dmitriev ha incontrato gli emissari statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner nel quadro dei contatti tra Washington e Mosca. Al centro dei colloqui ci sono le ipotesi per una de-escalation e la possibilità di riaprire un percorso negoziale sulla guerra.

Tra le proposte discusse dagli Stati Uniti figura anche una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. Kiev si è detta disponibile a una sospensione reciproca, a condizione che anche la Russia interrompa i bombardamenti contro il sistema energetico ucraino. Il dossier resta però aperto e non risulta, al momento, un accordo definitivo tra le parti.

Raid ucraini a 1.500 chilometri dal confine

Mentre la diplomazia prova a riaprire uno spazio di trattativa, gli attacchi in profondità continuano. Nella notte forze ucraine hanno colpito obiettivi sul territorio russo. A Perm, circa 1.500 chilometri dal confine con l’Ucraina, è stata segnalata un’esplosione e un incendio in una raffineria. Le prime ricostruzioni indicano come bersaglio il grande impianto petrolifero della città.

Un altro attacco è stato segnalato a Uljanovsk, dove sarebbe stato colpito lo stabilimento elettronico Iskra, che produce componenti per sistemi di comunicazione e tecnologie radio. Le informazioni sugli effetti dei raid sono ancora in fase di verifica indipendente e le versioni delle parti possono divergere sulla natura degli obiettivi e sull’entità dei danni.

La guerra dell’energia e la pressione diplomatica

Gli attacchi contro raffinerie e infrastrutture energetiche russe sono diventati uno degli elementi più sensibili della guerra. Trump ha chiesto a Kiev di fermare i raid sulle raffinerie, collegando il tema anche alle tensioni sui mercati dei carburanti. Zelensky ha invece ribadito la disponibilità a fermare gli attacchi se la misura sarà reciproca e comprenderà le infrastrutture energetiche ucraine.