La crisi della casa scuote la Spagna e rischia di trasformarsi nella crisi politica decisiva per il governo di Pedro Sánchez. Decine di migliaia di persone hanno manifestato sabato nelle strade di Madrid e in circa cinquanta città dopo la bocciatura al Congresso dei due decreti con cui l’esecutivo socialista aveva provato a intervenire sull’emergenza abitativa. La protesta, nata dopo lo sfratto dell’87enne Maricarmen Abascal, è ormai diventata un movimento nazionale e si intreccia con l’ipotesi sempre più concreta di elezioni anticipate.
La manifestazione più partecipata si è svolta nella capitale, dove le autorità hanno stimato circa 70 mila persone, mentre gli organizzatori hanno fornito cifre molto più alte. In piazza sono tornate le richieste di una stretta sugli sfratti, di una maggiore protezione degli inquilini e di misure contro l’aumento degli affitti. Dal movimento è arrivata anche la proposta di preparare uno sciopero generale, da discutere con le organizzazioni sindacali.
Gli scontri a Valencia e la tensione a Madrid
La giornata non è stata ovunque pacifica. A Valencia la protesta è degenerata in scontri tra una parte dei manifestanti e gli agenti antisommossa. La polizia ha utilizzato anche proiettili di gomma e lacrimogeni. Il bilancio è di cinque arresti e nove agenti feriti.
La tensione è salita anche a Madrid, dove in serata militanti dell’organizzazione di estrema destra Núcleo Nacional si sono radunati nei pressi di Cibeles e hanno tentato di avvicinarsi a Puerta del Sol, occupata da giorni dai manifestanti per il diritto alla casa.
Le forze dell’ordine hanno impedito il contatto tra i due gruppi e utilizzato proiettili di gomma per disperdere gli estremisti. Diverse stazioni della metropolitana nell’area centrale sono state temporaneamente chiuse per ragioni di sicurezza. Durante le proteste nella capitale si sono registrati altri arresti e, secondo le autorità, alcuni militanti dell’estrema destra hanno esibito saluti nazisti.
La miccia dello sfratto di Maricarmen
All’origine della mobilitazione c’è lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, diventata in pochi giorni il simbolo della crisi abitativa spagnola. Il suo caso, esploso a settembre, ha provocato manifestazioni spontanee e un accampamento permanente alla Puerta del Sol.
Sull’onda delle proteste, il governo aveva approvato d’urgenza due decreti che prevedevano, tra le altre misure, una maggiore protezione degli inquilini vulnerabili dagli sfratti, proroghe sui contratti e interventi sul mercato degli affitti.
Ma venerdì il Congresso dei deputati ha respinto entrambi i provvedimenti. Decisivi sono stati i voti contrari del Partito Popolare, di Vox e dei sette deputati di Junts, la formazione indipendentista catalana che in diversi passaggi della legislatura aveva garantito dall’esterno i voti necessari alla maggioranza.
La sconfitta parlamentare è particolarmente pesante perché conferma quanto sia diventato difficile per il governo costruire una maggioranza stabile alle Cortes. Sánchez guida un esecutivo di minoranza e ogni provvedimento importante dipende da una complessa trattativa con i partiti regionalisti e indipendentisti.
Sánchez chiuso nel silenzio
Alla Moncloa domina intanto il silenzio. Pedro Sánchez continua le consultazioni con ministri e dirigenti del Psoe per decidere se tentare di proseguire la legislatura oppure sciogliere le Cortes e convocare elezioni anticipate.
Il presidente del governo non ha ancora comunicato la propria decisione. All’interno del Psoe, però, è cresciuto nelle ultime ore il fronte favorevole al voto. Una parte consistente dei dirigenti socialisti ritiene che la mobilitazione sulla casa abbia creato una situazione politica diversa e spinge Sánchez a sfruttarla convocando le urne il prima possibile.
La data indicata è domenica 29 novembre, la prima tecnicamente disponibile qualora il premier decidesse di procedere immediatamente allo scioglimento delle Camere. Per rispettare i tempi previsti dalla legge elettorale, la decisione dovrebbe arrivare già all’inizio della settimana.
Sánchez mantiene tuttavia aperta anche un’altra possibilità: provare a presentare nuovi provvedimenti sull’abitazione, cercare una nuova intesa con gli alleati parlamentari e verificare se esistano ancora le condizioni per andare avanti.
La sinistra si prepara, il PP chiede le urne
La prospettiva del voto ha messo in movimento tutti i partiti. Sumar, partner di governo del Psoe, ha riunito ministri e dirigenti per analizzare la situazione. La vicepresidente Yolanda Díaz ha ricordato che lo scioglimento delle Cortes è una prerogativa esclusiva di Sánchez, assicurando però che la sinistra è pronta ad affrontare un eventuale appuntamento elettorale.
Nel campo progressista non esiste tuttavia una posizione completamente unitaria. Alcuni settori chiedono di andare rapidamente alle urne, mentre altri vorrebbero tentare prima una nuova offensiva parlamentare sulla casa. Sullo sfondo c’è anche il problema della leadership dello spazio alla sinistra del Psoe e dei rapporti ancora irrisolti tra Sumar e Podemos.
Dall’altra parte, il leader del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo invita apertamente Sánchez a convocare le elezioni. Per il centrodestra la doppia sconfitta parlamentare dimostrerebbe che l’attuale maggioranza ha esaurito la propria capacità di governare.
La casa diventa il terreno della crisi politica
Il problema abitativo è da tempo una delle questioni sociali più difficili della Spagna. Nelle grandi città gli affitti hanno raggiunto livelli sempre meno sostenibili per giovani e famiglie con redditi medio-bassi, mentre il peso degli alloggi turistici e la scarsità di case disponibili alimentano un conflitto politico sempre più acceso.
La protesta scatenata dal caso Maricarmen ha trasformato quel disagio in una pressione diretta sulle istituzioni. Le tende di Puerta del Sol, le manifestazioni in decine di città e la prospettiva dello sciopero generale raccontano un movimento che promette di non fermarsi dopo la bocciatura dei decreti.
Per Sánchez il bivio è ormai politico oltre che parlamentare. Può tentare di ricostruire una maggioranza che nelle ultime settimane si è mostrata sempre più fragile, oppure riportare il Paese alle urne. La risposta potrebbe arrivare già nelle prossime ore. Se sceglierà la seconda strada, la crisi aperta dalla casa avrà prodotto la conseguenza più radicale: la fine anticipata della legislatura.
