Alla vigilia del terzo anniversario dell’attacco del 7 ottobre 2023, Israele lancia un nuovo allarme sulla sicurezza dei propri cittadini all’estero. Il Consiglio per la sicurezza nazionale, struttura che fa capo all’ufficio del primo ministro, ha avvertito che la ricorrenza potrebbe diventare un momento particolarmente sensibile per tentativi di attentati contro israeliani ed ebrei fuori dal Paese.
Secondo le autorità israeliane, gruppi e organizzazioni ostili attribuiscono alla data del 7 ottobre un forte valore simbolico. Per questo viene indicato un rischio più alto di azioni violente, attentati o iniziative contro obiettivi israeliani ed ebraici, in un quadro internazionale già caratterizzato da un livello di minaccia considerato elevato.
Iran e Hamas tra le principali minacce
Nella valutazione diffusa dalle autorità di sicurezza, Iran e le organizzazioni ad esso collegate restano al centro delle preoccupazioni. Il Consiglio cita inoltre Hamas, Hezbollah e gruppi riconducibili al jihadismo globale, indicando un aumento della motivazione a colpire obiettivi israeliani ed ebraici in diversi Paesi.
L’attenzione riguarda in particolare sedi diplomatiche, istituzioni comunitarie, luoghi di culto, persone legate alle strutture di sicurezza israeliane e più in generale cittadini che possano essere identificati come israeliani o ebrei. Nelle precedenti comunicazioni, il Consiglio aveva inoltre segnalato la crescita di possibili azioni individuali, difficili da prevedere e da intercettare preventivamente.
Il riferimento al 7 ottobre aggiunge ora un ulteriore elemento di rischio. La ricorrenza, secondo l’analisi israeliana, potrebbe essere utilizzata come occasione simbolica da organizzazioni o singoli intenzionati a compiere attacchi oppure diventare il momento di manifestazioni e proteste suscettibili di degenerare in episodi di violenza.
L’invito a evitare alcuni Paesi
Tra le indicazioni rivolte ai cittadini israeliani figura l’invito a non recarsi nei Paesi classificati con il livello più alto di allerta. Tra questi sono indicati Giordania, Qatar, Somaliland ed Egitto, compresa la penisola del Sinai. Le autorità consigliano inoltre di evitare, quando possibile, scali aerei nei Paesi sottoposti alle restrizioni più severe.
Per le destinazioni considerate a rischio intermedio, l’indicazione è invece quella di limitare l’esposizione pubblica, evitando di mostrare simboli israeliani o ebraici, di condividere in tempo reale la propria posizione sui social network e di rendere facilmente accessibili informazioni personali legate al servizio militare o agli apparati di sicurezza.
Particolare prudenza viene raccomandata anche nei pressi di sinagoghe, centri religiosi, ristoranti kosher e luoghi frequentati dalle comunità ebraiche, così come in occasione di manifestazioni politiche e cortei.
Allerta anche sul fronte interno
L’allarme per i cittadini all’estero si inserisce in una giornata di forte attenzione anche dentro Israele. Il ministro della Difesa Israel Katz ha ordinato alle forze armate di aumentare il livello di preparazione alla vigilia dell’anniversario, citando informazioni di intelligence secondo cui Hamas potrebbe tentare attacchi contro le forze israeliane nella Striscia di Gaza.
Nelle stesse ore anche il premier Benjamin Netanyahu ha sostenuto che Hamas potrebbe tentare nuove azioni, assicurando che le forze israeliane sono preparate a reagire. Si tratta di valutazioni formulate dalle autorità israeliane e legate al quadro di intelligence disponibile alla vigilia della ricorrenza.
Una ricorrenza ad alta tensione
Il 7 ottobre 2026 segna tre anni dall’attacco guidato da Hamas contro il sud di Israele, che aprì la fase più drammatica del conflitto nella regione. La data continua ad avere un forte valore politico, militare e simbolico e viene seguita con attenzione anche dalle autorità di numerosi Paesi.
Secondo il ministero israeliano per gli Affari della diaspora, centinaia di manifestazioni e iniziative legate all’anniversario sono previste in decine di Paesi. Per le autorità israeliane questo contesto aumenta la necessità di distinguere tra proteste legittime e possibili situazioni in cui tensioni politiche, radicalizzazione o iniziative organizzate possano tradursi in rischi concreti per la sicurezza.
L’indicazione, almeno per le prossime ore, è quindi quella della massima prudenza. Non si tratta soltanto di evitare le aree sottoposte alle allerte più severe, ma di ridurre l’esposizione personale e prestare attenzione ai luoghi particolarmente riconoscibili come israeliani o ebraici.
