di Luciano Trapanese
Sparisce un pezzo di Gomorra. Vele addio. Ne resterà solo una, per ospitare degli uffici comunali. Le altre – in origine erano sette – saranno abbattute. Sparite per sempre. Cancellate da Scampia e dall'immaginario collettivo.
Simbolo per anni del degrado cittadino e delle piazze di spaccio. Simbolo di quell'altra Napoli, quella raccontata da Saviano.
Una Napoli senza vicoli e scugnizzi. Chiusa in quell'enclave, inaccessibile anche alle forze dell'ordine. Teatro della faida sanguinaria tra i Di Lauro e gli Scissionisti. Di morti ammazzati e violenza brutale, cieca. Senza limiti.
Il nostro Bronx. E proprio come il Bronx, trasformato in un set cinematografico. E poi in una meta turistica alternativa. Per cuori forti, o collezionisti dell'orrore. Una città dentro la città.
Con l'abbattimento delle Vele sparisce l'utopia che le ha fatta nascere. Nel lontano 1962. Progetto di Franz Di Salvo: zone verdi e megastrutture ideate per facilitare la socializzazione.
Quei sette palazzoni, però, sono diventati altro. Hanno mescolato gente perbene e interi clan. E ridisegnato per anni la mappa criminale della città. La camorra che conta si è spostata a nord, lasciando le zone del centro ai vecchi gruppi.
Ora, dopo la guerra, i libri e i film, è cambiato tutto. Di nuovo. E la geografia camorrista si è ramificata come una tela di ragno, estendendosi in tanti quartieri della metropoli partenopea. Lasciando proprio le Vele di Scampia un po' ai margini della recente storia criminale napoletana.
Ma l'incubo di cemento è ancora lì, a raccontare il fallimento di una utopia. Quella concezione per niente romantica dei “casermoni” in mezzo al verde come luoghi di vita in comune.
Quei “casermoni” si sono tramutati presto in caserme senza legge. E quello che doveva essere il verde, si è presto ingrigito. Diventando il giardino del degrado. Il nulla in mezzo al nulla tra quelle torri triangolari di cemento, grondanti di umanità dolente, spacciatori, tossici, e criminali con la pistola sempre fumante.
E' diventata la Napoli di quel dialetto nuovo, solo lontano parente del napoletano di Eduardo. Stretto, rapido e brutale. Quasi un gergo. Che ha conquistato presto altri quartieri, e si è diffuso veloce. Anche nelle canzoni dei neomelodici.
E' la Napoli di Gomorra, che ora perde il suo set. Ma quello è solo un film. Quella Napoli si è diffusa quasi ovunque. Soprattutto in altre zone della parte Nord. Ancora più brutale. Così brutale che c'è già qualcuno che pensa alle Vele con romantica nostalgia.
