di Pierluigi Melillo
Sparano all'impazzata per dimostrare nel rione che sono loro a comandare. Cinici e spietati ma anche incoscienti criminali perché i baby boss della camorra sanno che quelle pallottole vaganti possono colpire una vittima innocente. Le "stese" nel cuore di Napoli, dal rione Sanità a via Toledo, fanno paura perché hanno già ucciso.
Era una sera di settembre di tre anni fa quando Genny Cesarano, 17 anni, venne assassinato per errore: si trovava in piazza con gli amici, quando si accorse della “stesa” cercò di scappare ma era troppo tardi. Un proiettile vagante lo colpì mortalmente al cuore. Le lacrime e il dolore del rione, che gli ha dedicato anche una statua in quella piazza della morte, non hanno fermato i pistoleri dei clan che continuano a sparare anche in pieno giorno. Persino quando passano i bambini che vanno a scuola. All'indomani dell'ennesima tragica sparatoria, Roberto Saviano, l'autore di “Gomorra”, scrive un commento su “Repubblica” che fa capire perché i baby boss puntano sulle stese per imporre la legge del crimine.
“Se vuoi terrorizzare un territorio senza iniziare una lunga guerra tra famiglie criminali, devi fare molte stese. "Fare le stese – spiega Saviano - significa correre sui motorini e sparare a tutto e tutti. Tutti si buttano a terra, stesi, perché terrorizzati, pietrificati. Poi se qualcuno lo stendi davvero, se lo ammazzi, è danno collaterale. Possibilmente da evitare perché le stese riuscite meglio non dovrebbero provocare danni collaterali. Ma se accade, accade”.
Ma ora politici e amministratori napoletani dicono con enfasi: “Il rione Sanità si è ribellato”.
Peccato che giovedì sera in piazza per il presidio di protesta contro la camorra ci fossero pochissimi residenti, che assistono da tempo con distacco alle iniziative di associazioni e movimenti. Molti dei partecipanti non erano neppure del rione. Impietose le cifre ufficiali della Questura di Napoli: “Alla manifestazione non c'erano più di 150 persone”.
Assenti persino i parroci, le chiese del quartiere erano tutte chiuse. Ha vinto la paura? Forse sì.
Sui muri restano le scritte dei clan, anche dietro la statua di Genny. Hanno utilizzato vernice nera per impressionare di più, sembra un messaggio di morte e terrore: “Rispetto per tutti, paura di nessuno. Rione Sanità regna”, con un numero finale “6.17”, che viene ritenuto dagli inquirenti il codice usato dagli uomini della famiglia Sibillo, protagonisti della faida la “paranza dei bambini”.
L'ultimo segnale di sfida allo Stato. Quello Stato che ora invoca con forza il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: “Lo dico ormai in modo inascoltato da sei anni che qui a Napoli non ci sono forze sufficienti per combattere la criminalità”. E, allora, bisogna ammettere che la strada della rinascita alla Sanità resta ancora un miraggio.
