Test Medicina comprati, boom denunce in Campania: 4 indagati

Aperta un'inchiesta della Procura. Centinaia di segnalazioni degli studenti. Tutto da rifare?

Gli studenti si rivolgono in massa ai network di assistenza legale. Fra gli indagati: una dipendente della Federico II, il marito e due esponenti delle forze dell'ordine. Studente trovato con un algoritmo in tasca: era la sequenza delle risposte?

Napoli.  

 

di Andrea Fantucchio 

Una chiamata sospetta e un algoritmo che potrebbe corrispondere alla sequenza di risposte esatte per superare il test d'accesso alla facoltà di Medicina della Federico II di Napoli. Gli elementi principali che hanno spinto la Procura del capoluogo partenopeo ad aprire un'inchiesta.

Protagonisti della chiamata intercettata dagli inquirenti: una dipendente dell'università, Tiziana Bellardino, che nel giorno della prova svolgeva il ruolo di sorvegliante come dipendente della Federico II, e il marito Ciro Palumbo, ex impiegato dell'ateneo.

A beneficiare delle soluzioni, secondo le ipotesi degli investigatori, i figli di due uomini delle forze dell'ordine. Così il 5 settembre, giorno della prova a Monte Sant'Angelo, sono scattate le perquisizioni.

Oltre ai dipendenti deputati al controllo, sono stati perquisiti anche alcuni candidati. Uno di questi aveva nelle tasche un algoritmo che potrebbe essere compatibile con la sequenza di risposte al test.

Centinaia di irregolarità segnalate...

Diverse centinaia le segnalazioni di studenti nei giorni successivi alla prova.  Segnalazioni che descrivono presunte irregolarità durante lo svolgimento dei testi. Allo sportello del network legale “Consulcesi” (per la tutela dei medici e degli aspiranti camici bianchi) si parla di scorrettezze relative alla scheda anagrafica, al mancato rispetto dei tempi previsti, ai controlli inadeguati o all'utilizzo degli strumenti elettronici. Gli atenei maggiormente contestati dagli studenti sono La Sapienza di Roma seguita proprio dalla Federico II di Napoli e poi dalle universitò siciliane di Catania e Palermo .

Fra le irregolarità contestate: l'utilizzo di cellulari durante la prova tempo addizionale ricevuto per rispondere ai quesiti. C'è anche chi ha postato delle foto che immortalano cellulari sul banco.

La risposta della commissione

Cesare Gagliardi, presidente della commissione d'esame per i test di ingresso alla facoltà di Medicina dell'Università Federico II di Napoli, sulle colonne del quotidiano “Il Mattino” minimizza le accuse. E spiega che la Federico II avrebbe ricevuto, “Una sola denuncia. Il candidato parla di tre persone che avrebbero corretto la prova a tempo scaduto”.

Per Gagliardi il responsabile di aula, su segnalazione di un candidato, avrebbe identificato i tre e la commissione preposta avrebbe poi eliminato i test. Secondo il presidente di commissione la questione sarebbe quindi risolta.

Per capire la vastità dell'inchiesta, basta pensare che sono oltre 6500 gli aspiranti medici in Campania. Alla Federico II di Napoli si sono presentati più di 4200 candidati per 386 posti disponibili.

Ma di che prova parliamo?

Il test, iniziato contemporaneamente in tutte le università italiane alle 11, doveva essere svolto in 100 minuti. Vietati in aula tutti gli apparecchi elettronici: tablet, smartwatch, palmari, calcolatrici, notebook, auricolari. Vietato anche parlare con gli altri candidati e alzarsi dal posto assegnato.

Cosa spinge i ragazzi a fare di tutto per accedere alla facoltà?

Nell'inchiesta condotta dalla Procura fra i reati contestati c'è quello di corruzione. Per capire le ragioni che potrebbero spingere gli studenti ad imbrogliare può essere utile capire le spese sostenute per preparare i test e le conseguenze di un eventuale fallimento.

Per i test d'accesso del 2016 il 47% degli aspiranti universitari dichiarava che, in caso di fallimento ai test, avrebbe fatto ricorso.

Per i candidati di Medicina erano tre su quattro i candidati che consideravano di ricorrere alle vie legali in caso di fallimento durante i test.

Oltre la metà degli studenti intervistati era al secondo o terzo tentativo. Ragazzi che intanto restano fermi due o tre anni per poi accedere a una facoltà che li terrà impegnati almeno altri sei anni. Senza contare i corsi specialistici.

E per il sogno di diventare medico non si bada a spese. Si spende ai cento ai trecento euro per prepararsi ai test.

Ma quanto si può incassare da una causa contro gli atenei?

Sul network di consulenza legale destinato proprio a medici e aspiranti tali, Consulenci, si legge: «Ai sensi dell’art. 30 c.p.a, ai ricorrenti può essere riconosciuta anche una somma di denaro a titolo di risarcimento dei danni subiti, patrimoniali e non, conseguenti all'illegittimo esercizio dell’attività amministrativa. La giurisprudenza è chiara: per ogni anno di ritardo nell'ammissione, allo studente spettano fino a 10.000 euro».

Inoltre il ricorso può aprire anche la strada universitaria agli studenti inizialmente esclusi.

Quanti i ricorsisti che poi accedono all'università?

Nel 2015 sono stati oltre 3mila i ricorsi vinti. Fondamentali i verbali redatti grazie alle eventuali irregolarità segnalate durante il test.

Ecco le più importanti:

- Squilla un cellulare durante la prova

- Concesso qualche minuto in più rispetto al tempo stabilito in partenza

- Vizio di forma durante l'apposizione delle etichette sui test. Vizi che violano il principio di anonimatoIl ricorso al test di Medicina va fatto entro 60 giorni dopo la pubblicazione delle graduatorie.

Cosa succederà in seguito all'inchiesta?

E' ancora presto per dirlo. Per ora gli elementi dei quali vi abbiamo parlato sono gli unici a disposizione degli inquirenti. Non sufficienti a ipotizzare l'annullamento dei test. Andrà vagliata la posizione degli indagati e poi aspettare l'esito del controllo sull'algoritmo trovato in tasca a un candidato. La certezza è che sono tante le migliaia di studenti in attesa. Molti di questi convinti di aver subito più di un torto e non si daranno per vinti.