Strage del sangue infetto, tutti assolti

Dopo 23 anni il Re Mida della Sanità, Duilio Poggiolini, assolto perché il fatto non sussiste

Oltre 230 le vittime riconosciute in Campania tutte residenti tra Napoli e Caserta. "Resta in piedi la responsabilità del Ministero della Salute - ha dichiarato l'avv. Scolamiero - Sul piano civile si va avanti, il caso è ancora aperto".

Napoli.  

Il fatto non sussiste: sono stati tutti assolti, dal Tribunale di Napoli, i 10 imputati nel processo sulla strage del sangue infetto. Tra le persone sotto processo figuravano anche Duilio Poggiolini (difeso dall'avvocato Luigi Ferrante), il re Mida della sanità italiana degli anni novanta, dg del servizio farmaceutico del ministero, e con lui gli ex manager e tecnici del Gruppo Marcucci (difesi dagli avvocati Alfonso Stile, Carla Manduchi e Massimo Di Noia). Dopo tre ore di camera di consiglio il giudice Luigi Palumbo ha pronunciato la sentenza.

In sostanza per i giudici napoletani i vertici del gruppo non avrebbero avuto alcun ruolo nella diffusione delle sacche di sangue infetto che determinarono migliaia di contagi. Una sentenza “storica”, dal momento che le prime indagini risalgono a quasi 40 anni fa, il processo è cominciato a Trento 20 anni fa, poi trasferito a Napoli dove è ricominciato tre anni fa, aprile 2016.

Il capo di imputazione è man mano scalato da strage ad epidemia colposa ed infine ad omicidio colposo plurimo. Tutto il processo è ruotato intorno alla necessità di riuscire a dimostrare il nesso causale tra l’assunzione di emoderivati e l’insorgenza delle patologie che hanno condotto in molti casi alla morte. Un nesso che la difesa delle parti civili – ossia gli avvocati Stefano Bertone ed Ermanno Zancla – hanno dimostrato carte, documenti scientifici e perizie alla mano. E sono anche riusciti a provare la validità scientifica di reinfezioni e sovrainfezioni. 

Di diverso avviso il pubblico ministero, Lucio Giugliano, che fin dalla prima udienza ha chiesto l’assoluzione per alcuni imputati e nella sua requisitoria finale ha chiesto l’assoluzione di tutti gli imputati perché “il fatto non sussiste”.

Oltre 230 le vittime riconociute in Campania tutte residenti tra Napoli e Caserta, e circa 6750 le vittime del sangue infetto riconosciute in Italia, anche se i numeri, secondo le associazioni di talassemici che da anni seguono il caso, sarebbero molto più alti, arrivando a sfiorare circa 30mila persone che sarebbero state infettate da sacche di sangue acquistate all'estero e non controllato. Persone che hanno contratto il virus dell'Hiv e dell'epatite, molte delle quali purtroppo sono decedute in seguito alle decorso delle patologie. Una strage iniziata in realtà negli anni '70. La gran parte delle infezioni è avvenuta tra gli anni 70 e 80, ma solo negli anni '90 si cominciò a delineare con chiarezza la portata del contagio.

Le sacche di plasma vennero prodotte e rimasero in commercio anche dopo che ci si rese conto della loro pericolosità. Si scoprì poi che migliaia di pazienti avevano subito trasfusioni di flaconi di sangue prelevati da individui al alto richio come detenuti ed ex tossicodipendenti. All'epoca non esistevano test specifici ma la scelta di usare sangue da persone ad alto rischio venne ritenuta illegale. Secondo la difesa invece,  sulle tesi di un ematologo milanese, Piermannuccio Mannucci,  quegli emoderivati erano di "fonte certa, sicura, proveniendo dai campus universitari americani e dalle casalinghe statunitensi”. 

Il 31 luglio 2008 presso il Tribunale di Napoli ci fu il rinvio a giudizio di Poggiolini insieme ai vertici del Gruppo Marcucci e di un'altra decina di persone coinvolte a vario titolo. Lo Stato nel giudizio contro Poggiolini si costituì parte civile.

Oggi quel processo si conclude con l'assoluzione sul piano penale. Sul piano civilisitico però sono migliaia le cause intraprese contro Ministero della Salute di soggetti danneggiati da sangue infetto al fine di ottenere l'indennizzo previsto dalla legge.

Nel gennaio del 2013, in seguito al ricorso presentato  dai leali dei pazienti infetti della Campania, gli avvocati Scolamiero e Guadagno, la Corte Europea dei diritti dell'Uomo riconobbe la gravità di quanto era accaduto negli ospedali italiani e intimò il Governo a risarcire le vittime entro il maggio del 2014.

Subito dopo, il Governo Monti con la legge 114 offriva una transazione con relativa offerta risarcitoria alle vittime emotrasfuse di circa 100mila euro ciascuno. Risarcimenti che si sarebbero dovuti concludere entro il 31 dicembre del 2017 ma finora soltanto una minima parte dei pazienti dennaggiati da quel sangue ha ricevuto l'indennizzo.

Oggi la sentenza che chiude definitivamente la vicenda penale con un'assoluzione piena, una sentenza che lascia l'amaro in bocca a migliaia di persone che dopo essere entrate con fiducia in ospedale ne sono uscite infette. Chi non è morto nel frattempo ha cambiato drasticamente in peggio la propria vita e quella dei propri familiari. 

"Dopo questa sentenza non possiamo affermare che è c'è stata una sconfitta della giustizia - ha dichiarato l'avvocato Michele Scolamiero -  La responsabilità diretta di Poggiolini si esclude perché non è stata mai dimostrata la prova del nesso eziologico fra la condotta di Poggiolini e la morte degli emofiliaci. Tuttavia è un'amara verità che il gruppo Marcucci si approvvigionasse da donatori mercenari esteri malati. Inoltre le sacche infette sono rimaste per lungo tempo in cicolazione. Resta dunque tutta in piedi la responsabilità relativa alla condotta omissiva del Ministero della Salute che noi abbiamo citato in sede civile e continueremo a farlo. Era infatti il Ministero addetto alla vigilanza e ai controlli. Dunque per quanto ci riguarda non è finita. Sul piano civile si va avanti" ha aggiunto il legale che da 25 anni si sta occupando del caso sangue infetto in Campania. 

"In questi ultimi anni abbiamo ottenuto importanti sentense come quella in Corte d'Appello per 23 soggetti emofiliaci che hanno ricevuto un indennizzo per 4 milioni e mezzo di euro - continua Scolamiero -  In un'altra sentenza gli eredi di un paziente deceduto in seguito all'infezione hanno visto aggiudicarsi un risarcimento di 2.350 milioni di euro. Va anche detto però che in molti casi il Ministero non ha pagato e continua a non pagare. Sono centinaia le vittime che in base all'articolo 27 bis della legge 114 del 2014 avrebbero dovuto ricevere il risarcimento di 100mila euro. Finora sono stati riconosciuti indennizzi per circa 4mila persone, con tre anni di ritardo e ripeto, sono somme che ancora non sono arrivate materilamnete nelle tasche delle vittime o dei loro eredi. Anche perché in quasi tutti i casi le sentenze di accoglimento vengono puntualmente impugnate dall'Avvocatura ello Stato” .