Non è stato un semplice atto vandalico, ma un segnale preciso lanciato nel giorno della Festa del Lavoro. All’alba del 1° maggio 2026, un incendio doloso ha devastato la sede del presidio di Libera e Legambiente a Boscotrecase, all’interno dell’ex stazione della Circumvesuviana in piazza Matteotti. Le fiamme hanno ridotto in cenere documenti, sedie e suppellettili, ma il danno più grave è quello simbolico: l’attacco colpisce il cuore pulsante della resistenza civile in un’area dove la pressione dei clan è tornata a farsi asfissiante.
La dinamica: un attacco annunciato
Quello di venerdì è il secondo episodio in meno di trenta giorni. Già durante il periodo pasquale, la struttura era stata presa di mira. Questa volta, però, gli ignoti criminali hanno voluto lasciare una traccia indelebile. Gli attivisti, guidati dal referente locale Sergio D’Alessio, hanno ritrovato una bandiera di Legambiente annerita dal fumo, un vessillo che nonostante il fuoco resta a testimoniare la presenza dello Stato e dell’associazionismo.
Le indagini puntano con decisione verso la pista intimidatoria. L’area di Boscotrecase, insieme a quelle limitrofe di Boscoreale e Trecase, vive infatti sotto lo scacco delle organizzazioni criminali che gestiscono il narcotraffico nel vicino "Piano Napoli", un quartiere-bunker noto per le sue piazze di spaccio.
Il "Presidio della Legalità": un fastidio per i clan
Dallo scorso ottobre, l’ex stazione è diventata il presidio “Rosa Visone - Roberta Lanzino”. Qui i volontari organizzano incontri nelle scuole per sensibilizzare i giovani, tante Iniziative di contrasto alla cultura camorristica e progetti di riqualificazione per spazi abbandonati.
"È un grave atto intimidatorio. Un messaggio chiaro e inquietante", denunciano i volontari. La scelta di colpire proprio questo luogo non è casuale: trasformare una stazione abbandonata in un centro di aggregazione significa sottrarre manovalanza e controllo territoriale alla malavita organizzata.
Reazioni politiche e mobilitazione civile
Il sindaco di Boscotrecase, Pietro Carotenuto, ha espresso massima solidarietà ai volontari. L’amministrazione ha investito risorse proprie per sottrarre l'immobile all’incuria: "Abbiamo deciso di pagare un canone a EAV proprio per farne un luogo aperto. Vogliamo ristrutturare il piano superiore per la Pro Loco e inaugurare a breve una pista ciclabile", ha dichiarato il primo cittadino.
Ferma la condanna di Mariano Di Palma, segretario regionale di Libera: "Investiremo ancora di più sul vesuviano. Solo attraverso la partecipazione e l’iniziativa culturale si può contrastare la violenza eversiva".
Anche l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) delle sezioni di Acerra e Torre Annunziata è scesa in campo, definendo l'attacco un "vile attentato alla democrazia". Le associazioni chiedono a gran voce rapidità nelle indagini per individuare i responsabili ma anche un potenziamento immediato del sistema di videosorveglianza pubblico nella piazza e una mobilitazione generale perché serve una risposta corale della cittadinanza per non lasciare soli gli attivisti.
Il raid del 1° maggio riaccende i riflettori su una periferia vesuviana che fatica a scrollarsi di dosso l'egemonia dei clan. Quando i simboli della legalità vengono bruciati, la magistratura è chiamata a intervenire non solo sul reato specifico di incendio doloso, ma sul contesto di estorsione sociale che questi gesti sottintendono. Il silenzio che ha avvolto la notizia nei primi giorni è il segnale di un’assuefazione che l’ANPI e Libera intendono combattere con una mobilitazione permanente. La sfida alla camorra, a Boscotrecase, passa oggi attraverso la ricostruzione di quella sede che è presidio di legalità.
