Il 2019 un anno normale tra drammi, bellezza e cultura

Dalla piccola Noemi alla morte di De crescenzo passando per gli operai della Whirlpool

Napoli.  

Il 2019 è stato per Napoli un anno di alti e bassi, di preparazione, di attesa, in vista di quei cambiamenti che tutti promettono e che stentano ad arrivare. Eppure la città con la sua tipica caratteristica di essere spugna, con la sua capacità di assorbire ciò che arriva anche da lontanissimo e riproporlo dopo averlo rigenerato, ha vissuto in una continua altalena tra l’orrendo e il magnifico. 

La città dove si spara a prima mattina, dove si uccide davanti alle scuole dell’infanzia, dove si colpiscono per errore in agguati di camorra i bambini, è la stessa dei numeri da capogiro degli arrivi di turisti, dei musei più visitati d’Italia, di una rinascita culturale che si respira proprio nei quartieri più difficili. 

Il dramma a lieto fine della piccola Noemi, ferita in un agguato di camorra il 3 maggio a Piazza Nazionale ha coinvolto e sconvolto l’opinione pubblica per settimane. 
Quelli che seguirono la sparatoria furono giorni di tensione, di commozione, di sofferenza, di rabbia, anzi di “raggia”. La “raggia” è un temine napoletano che indica qualcosa di più profondo e forte della semplice rabbia, un sentimento così potente che non può limitarsi ad un individuo ma diventa un sentire collettivo.

Eppure era passato poco più di un mese da un altro agguato tremendo, davanti all'Istituto Vittorino da Feltre una scuola dell’infanzia nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Una sparatoria nella quale ad essere ucciso fu Luigi Mingnano mentre accompagnava il nipotino di 3 anni all’asilo. Quello zainetto rosso di Spider-Man abbandonato per terra affianco al lenzuolo bianco che copre un cadavere è ormai un simbolo di una violenza cieca che non si ferma davanti a nulla. Quel nastro bianco e rosso della scientifica che prova a perimetrare un incubo che, in una normale mattinata di periferia, ci ha consegnato la feroce realtà di Napoli. 

“Ci sentiamo abbandonati” furono le parole della preside della scuola Vittorino da Feltre, Valeria Pirone. Parole forti che ancora oggi restano inascoltate davanti ad una violenza che sembra non avere argini in città.