Vomero, sempre più in difficoltà il terziario commerciale

La chiusura di un negozio storico

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Napoli.  

Il quartiere Vomero a Napoli sta attraversando un periodo di forte crisi per il terziario commerciale. Recentemente ha chiuso un noto negozio di calzature in via Luca Giordano, una delle vie più centrali e frequentate della zona. Secondo Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori Collinari, negli ultimi decenni il Vomero era diventato uno dei quartieri più attivi commercialmente della città e della Campania, con conseguenze positive anche sul fronte occupazionale.

La trasformazione del tessuto commerciale

Negli ultimi anni, molte attività storiche hanno chiuso o si sono trasferite, sostituite principalmente da bar, ristoranti e pizzerie che utilizzano gran parte del suolo pubblico con dehors, tavolini e sedie. Questo cambiamento ha modificato profondamente l’identità commerciale del quartiere, spostando l’attenzione dal commercio tradizionale all’offerta di somministrazione di cibi e bevande.

Problemi di accessibilità e viabilità

Capodanno sottolinea come il Vomero abbia perso anche il ruolo di polo commerciale di riferimento per cittadini provenienti da altre zone della città e dalla provincia. La pedonalizzazione di tratti di via Scarlatti, via Luca Giordano e parte di piazza degli Artisti, senza la creazione di parcheggi pubblici adeguati, unita a un trasporto pubblico insufficiente e a tariffe elevate dei parcheggi privati, ha reso difficile l’accesso dei potenziali clienti.

Declino culturale e turistico

Oltre alla crisi commerciale, il quartiere registra un declino culturale: molte attività artigianali e culturali hanno chiuso, comprese librerie e sale cinematografiche. Sul piano turistico, iniziative come il rilancio di San Martino e della Villa Floridiana con i loro musei non hanno ancora visto una reale attuazione, lasciando incompiute opportunità di sviluppo e attrazione per visitatori.

La legge per le botteghe storiche poco applicata

Secondo Capodanno, sarebbe sufficiente poco per arginare questa crisi. La legge regionale n. 11 del 2014, destinata alla valorizzazione degli esercizi e delle botteghe storiche, ha avuto scarsa applicazione: solo 25 attività sul territorio comunale, di cui 9 ultracentenarie, risultano censite e beneficiarie, un dato molto inferiore rispetto a città come Milano, che conta 625 attività storiche censite fino al 2024.