Un incremento del 25% dei ricoveri per influenza grave è stato registrato negli ultimi giorni all’ospedale Cardarelli di Napoli, segnando un netto cambio di passo rispetto alla bassa affluenza di fine 2025. Il dato fotografa l’inizio del 2026 come una fase critica per il sistema sanitario, con una media settimanale di circa 210 accessi al giorno.
Secondo i numeri diffusi dall’ospedale partenopeo, circa il 30% dei pazienti ricoverati presenta polmoniti virali, spesso con necessità di ossigenoterapia ad alti flussi. In diversi casi si tratta anche di persone vaccinate contro l’influenza, a conferma del fatto che il vaccino non sempre evita il contagio ma contribuisce a ridurre la gravità della malattia.
Polmoniti in aumento: quando serve davvero il ricovero
A fare il punto è Antonio Russo, direttore della Pneumologia del Cardarelli, che all'Ansa spiega come negli ultimi anni le polmoniti siano diventate più frequenti, anche a causa della sovrapposizione tra infezioni virali e batteriche.
“Non tutte le polmoniti vanno curate in ospedale – chiarisce Russo –. In presenza di febbre persistente e tosse insistente bisogna rivolgersi prima al medico di medicina generale, che deve visitare il paziente ed eventualmente prescrivere una radiografia del torace”.
Il primario invita alla prudenza: recarsi inutilmente in ospedale può aumentare i rischi, soprattutto per i soggetti fragili, a causa della presenza di germi tipici degli ambienti ospedalieri. Il ricovero, sottolinea, è indicato soprattutto nei casi di insufficienza respiratoria, complicanze importanti o in pazienti non autosufficienti.
Evitare l’assalto ai grandi ospedali
Russo richiama anche alla necessità di una migliore gestione territoriale dei pazienti, ricordando che non tutte le strutture devono essere quelle di alta complessità.
“Tutti gli ospedali possono far fronte a sindromi influenzali e polmoniti non complicate. Ricorrere sempre ai grandi presidi rischia di sottrarre risorse a patologie più gravi che necessitano di interventi specialistici e tempestivi”.
Vaccini e prevenzione: attenzione agli anziani fragili
Un passaggio importante riguarda il tema della vaccinazione, in particolare quella anti-pneumococcica, raccomandata agli under 65 con fattori di rischio, perché in grado di prevenire le polmoniti più pericolose.
Russo ribadisce inoltre che il vaccino antinfluenzale non garantisce un’immunità totale, ma serve ad attenuare sintomi e complicanze che potrebbero risultare molto più aggressive.
Tra i consigli pratici, anche quello di limitare il contatto tra nonni fragili e nipoti in età scolare, spesso veicolo di contagio rapido all’interno delle famiglie.
D’Amore: “In ospedale solo se necessario”
Sulla stessa linea il direttore generale del Cardarelli, Antonio d’Amore, che ricorda come ogni anno, in questo periodo, si registri in tutta Italia un aumento delle richieste di assistenza per l’influenza.
“È fondamentale andare in ospedale solo quando è davvero necessario – sottolinea – per evitare di ingolfare il sistema dell’emergenza e ridurre il rischio di infezioni per le persone più vulnerabili”.
