Non sono più solo reclute, ma vere e proprie pedine strategiche in una scacchiera di sangue. Questa mattina la Polizia di Stato ha smantellato un'agguerrita organizzazione criminale nel rione Iacp di Santa Maria Capua Vetere, portando all'arresto di 19 persone, tra cui tre minorenni. Un'operazione coordinata dalla Dda di Napoli che ha acceso i riflettori su una realtà brutale: l’utilizzo sistematico di ragazzini per lo spaccio e la detenzione di armi. "I minori sono diventati carne da macello e utili idioti per il crimine", ha dichiarato senza mezzi termini il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, sottolineando come il coinvolgimento dei giovanissimi sia ormai un "trend nazionale" figlio di una profonda carenza educativa.
Una gestione feudale tra droga e alloggi popolari
Al vertice della banda c'era Vincenzo Santone, legato per via familiare al clan Belforte di Marcianise. Santone gestiva il rione Iacp come un feudo personale: era lui a decidere chi dovesse occupare le case popolari e a imporre il pizzo ai pusher. Chi voleva vendere droga nella "sua" zona doveva scegliere tra due strade: versare una quota fissa di 200 euro al mese o acquistare la sostanza a prezzi maggiorati dall'organizzazione. "L'alternativa a questo diktat era la morte", hanno spiegato gli inquirenti durante la conferenza stampa.
L'inchiesta della Squadra Mobile di Caserta non si è fermata al traffico di stupefacenti — che includeva hashish, cocaina, crack e persino chetamina — ma ha fatto luce su episodi di violenza efferata. Tra questi, l'omicidio di Emanuele Nebbia, ucciso con un colpo alla testa durante i festeggiamenti di Capodanno tra il 2023 e il 2024, e un tentato omicidio ai danni di un pusher ribelle.
Il ruolo dei minori: basso costo e fragilità psicologica
La nota più amara dell'indagine riguarda i tre minorenni coinvolti, accusati di associazione a delinquere e spaccio. Gratteri ha analizzato con precisione chirurgica le ragioni di questo arruolamento di massa. Non si tratta solo di "imprinting familiare", come sottolineato dalla procuratrice dei minori Patrizia Imperato, ma di una precisa strategia criminale basata su una serie di concause.
"Il minore rischia meno dal punto di vista normativo ed è meno strutturato sul piano psicologico", ha spiegato Gratteri. Proprio questa fragilità, unita alla carenza educativa e a un terzo settore spesso troppo debole sul territorio, permette ai clan di reclutare adolescenti per le mansioni più sporche e pericolose: "Vengono usati per trasportare e vendere cocaina, per trasportare armi e persino per andare ad ammazzare". In sostanza, vengono trattati come materiale sacrificabile perché costano meno e garantiscono una maggiore impunità ai vertici.
L'appello ai cittadini: "Fidatevi, anche confidenzialmente"
Oltre ai risultati tecnici — che hanno portato al sequestro di armi e droga proprio durante il blitz di stamattina — il procuratore ha voluto lanciare un messaggio diretto alla società civile. Gratteri ha invitato i residenti a non rassegnarsi alla "camorra di strada" che rende invivibile il quotidiano, esortandoli a collaborare con le forze dell'ordine anche in via confidenziale per chi non si sente ancora pronto a una denuncia formale.
La battaglia per liberare territori come il rione Iacp non si gioca solo con le manette, ma con la capacità dello Stato di offrire un'alternativa a quei ragazzi che oggi i clan considerano sacrificabili. Resta da capire se, oltre all'azione giudiziaria, arriveranno risposte concrete sul piano educativo e sociale per sottrarre questi giovani a un destino che sembra già scritto tra le sbarre o sull'asfalto.
