Una convocazione d’urgenza nel cuore della serata e il respiro che si ferma. Patrizia Mercolino, la madre del piccolo Domenico, è stata chiamata pochi minuti fa dai medici dell'ospedale Monaldi. Il motivo è quello che l'Italia intera sperava di sentire: potrebbe esserci un nuovo cuore disponibile per il bambino di due anni e quattro mesi, vittima di un trapianto fallito lo scorso dicembre.
La corsa contro il tempo e l'incognita compatibilità
Al momento vige il massimo riserbo. Fonti interne alla struttura ospedaliera confermano che la segnalazione di un organo ha fatto scattare immediatamente il protocollo, ma resta da sciogliere il nodo cruciale della compatibilità. Il bimbo è attualmente tenuto in vita dall'Ecmo, il macchinario che sostituisce le funzioni di cuore e polmoni, un "ponte" tecnologico che sta permettendo al piccolo di resistere nonostante il gravissimo danno subito dall'organo precedente.
Il clima attorno al caso è teso. Mentre la magistratura indaga sull'arrivo del cuore "bruciato", la priorità assoluta resta salvare il bambino. La convocazione della madre suggerisce che la macchina organizzativa sia già in moto per le valutazioni pre-operatorie, un segnale che, in una vicenda segnata da ombre e polemiche, accende una luce vivida di speranza.
Domani il "Dream Team" dei trapianti a Napoli
Mentre si attende di capire se il cuore individuato sia quello giusto, l'Azienda ospedaliera dei Colli ha blindato il percorso clinico convocando per la tarda mattinata di domani un maxiconsulto internazionale. Non sarà una riunione come le altre: al capezzale (virtuale e fisico) di Tommaso si riuniranno i pesi massimi della cardiochirurgia pediatrica italiana.
Hanno già confermato la loro presenza:
Bambino Gesù di Roma: il professor Lorenzo Galletti e la dottoressa Rachele Adorisio.
Università di Padova: il professor Giuseppe Toscano.
Ospedale di Bergamo (Papa Giovanni XXIII): il dottor Amedeo Terzi.
Regina Margherita di Torino: il professor Carlo Pace Napoleone.
L'obiettivo dell'Heart Team allargato è quello di garantire la massima trasparenza e, soprattutto, validare ogni mossa chirurgica o terapeutica dei medici curanti. La direzione del Monaldi ha ribadito la volontà di collaborare pienamente con le autorità ispettive e giudiziarie, mettendo al primo posto l'esclusivo interesse del piccolo paziente.
