Tredici anni di attesa per un rinnovo contrattuale che non arriva mai. È questo il grido d'allarme delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata, delle RSA e dei centri di riabilitazione della Campania, che hanno proclamato due giornate di mobilitazione per il 4 e il 10 marzo 2026. La protesta, indetta dai sindacati di categoria Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, punta a scuotere un sistema che da oltre un decennio ignora i diritti di migliaia di professionisti, lasciandoli senza adeguate garanzie economiche e normative.
Le tappe della protesta: Aiop e Villa Betania nel mirino
Il calendario della mobilitazione è già definito. Mercoledì 4 marzo, il personale si ritroverà a Napoli per un presidio davanti alla sede dell'Aiop (Associazione Italiana Ospedalità Privata). La scelta non è casuale: l'Aiop rappresenta il cuore delle strutture accreditate che beneficiano di fondi pubblici ma, secondo i sindacati, faticano a riconoscere la dignità salariale ai propri dipendenti.
Il secondo appuntamento è fissato per martedì 10 marzo, sempre nel capoluogo campano, dinanzi all'Ospedale Evangelico Villa Betania. La struttura è stata individuata come punto di riferimento per i centri associati all'Aris (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari), organizzazione che non dispone di una sede propria in regione ma che gestisce una fetta consistente dei servizi di cura sul territorio.
Lo "strappo" salariale: un divario di 500 euro al mese
Il cuore della vertenza è economico, ma le ripercussioni sono sociali. In Campania, il gap retributivo tra il settore pubblico e quello privato accreditato è diventato un abisso insostenibile. Per figure professionali chiave come gli infermieri, la differenza in busta paga può raggiungere i 500 euro mensili a parità di mansioni e responsabilità.
Questa disparità sta alimentando una vera e propria fuga di personale verso le strutture pubbliche, lasciando le cliniche private e le RSA in una condizione di cronica carenza organica. Come sottolineato da Vincenzo Torino, sub commissario Uil Fpl di Napoli e Campania, questa situazione "rende il lavoro nelle strutture accreditate sempre meno attrattivo e mette a rischio la qualità e la continuità dell'assistenza ai cittadini".
Più carichi di lavoro, meno sicurezza
Le conseguenze del blocco contrattuale non pesano solo sulle tasche dei lavoratori, ma colpiscono direttamente i pazienti. Dotazioni organiche insufficienti e carichi di lavoro estenuanti incidono sulla sicurezza dei servizi essenziali di cura. I sindacati chiedono dunque controlli più severi sui requisiti di accreditamento: non è più tollerabile che strutture finanziate dal pubblico operino con contratti scaduti da otto, dieci o addirittura tredici anni, senza garantire condizioni professionali coerenti con le funzioni svolte.
La mobilitazione di marzo non è quindi solo una battaglia corporativa per uno stipendio più alto, ma una richiesta di giustizia per un comparto che è parte integrante dell'offerta sanitaria regionale. Senza una valorizzazione reale del personale, il rischio è che il sistema delle RSA e della riabilitazione in Campania scivoli verso un punto di non ritorno, lasciando i soggetti più fragili senza una rete di cura solida e professionale.
