La memoria di Annalisa Durante torna a farsi sentire forte tra le strade di Napoli come una chiamata all'azione per le nuove generazioni. Oggi, in occasione della cerimonia conclusiva della VII edizione del Premio Nazionale “Annalisa Durante”, intitolata “Leggersi dentro”, il Procuratore Generale di Napoli, Aldo Policastro, ha incontrato i giovani della città per ribadire un concetto fondamentale: la giustizia non è solo un’aula di tribunale, ma una scelta quotidiana di libertà.
"Mare dentro": quando il carcere parla alla città
Il cuore pulsante dell'evento è stata la presentazione di “Mare dentro. La memoria di Annalisa dentro e fuori dal carcere”, un volume corale firmato da Tonino Palmese, Giovanni Durante e Giuseppe Perna. Non è il solito libro sulla criminalità, ma un intreccio di testimonianze che mette allo stesso tavolo studenti, operatori sociali e persone recluse. L'obiettivo è ambizioso: trasformare il ricordo di una vittima innocente in un ponte che collega il buio delle celle alla luce della società civile.
Policastro ha toccato un tasto delicato, quello della riabilitazione, ricordando che il sistema carcerario non deve essere un mondo a parte.
«Il carcere è parte della nostra comunità. È un luogo in cui ci si assume le proprie responsabilità, ma che può e deve diventare uno spazio di cambiamento autentico», ha spiegato il Procuratore, sottolineando come la rinascita sia un percorso possibile per chiunque decida di cambiare rotta.
La lezione di Giannino Durante
Uno dei momenti più toccanti della giornata è stato il tributo a Giannino Durante, il padre di Annalisa, che da vent'anni trasforma il proprio lutto in impegno civile. Policastro ha descritto la sua forza come una lezione universale di umanità: malgrado il dolore irreparabile, Giannino ha rifiutato l'odio, aprendo a Forcella una via nuova che ha coinvolto persino i detenuti. Questo rapporto, seppur fragile, tra chi ha subìto il reato e chi lo ha commesso, rappresenta una delle vette più alte di giustizia riparativa viste sul territorio.
Un futuro senza violenza
Il messaggio finale del Procuratore è stato un investimento diretto sui ragazzi presenti. Policastro non ha parlato dall'alto di un pulpito, ma ha cercato un dialogo sincero, dichiarando di credere profondamente nella capacità dei giovani napoletani di costruire una città più equa. Il cambiamento, ha ricordato, non è una pioggia che scende dai palazzi delle istituzioni, ma un seme che germoglia da ogni singola scelta individuale.
L'eredità di Annalisa continua così a camminare sulle gambe di chi oggi sceglie di non voltarsi dall'altra parte, trasformando una ferita storica in una semina collettiva che punta a rendere il sogno di una Forcella diversa una realtà tangibile.
