Parenti, amici e conoscenti si sono riuniti nella Basilica di San Francesco di Paola a Napoli per commemorare Michele Noschese, noto nel panorama della musica elettronica internazionale come Dj Godzi, a poco più di un anno dalla sua scomparsa, avvenuta il 19 luglio dello scorso anno a Ibiza.
La funzione è stata concelebrata dal parroco don Mario Savarese e da don Raffaele Di Nardo. Durante l'omelia, don Savarese si è rivolto direttamente alla famiglia, sottolineando la vicinanza della comunità:
"Il vostro dolore è anche il nostro ed è il dolore di tanti che magari non l'hanno conosciuto ma che oggi vogliono farvi sentire il loro affetto. Perciò non dovete sentirvi soli ma sentitevi abbracciati da un'intera comunità che vi vuole bene e che soffre con voi."
Al termine del rito, il padre Giuseppe e il fratello Gianmarco hanno ringraziato i presenti che hanno riempito la basilica. "Grazie a Michele per avermi insegnato che nonostante tutto la vita è bella e unica", ha ricordato il fratello. Tra gli interventi, anche quello dell'amica Alessia, che ha ripercorso il percorso umano e artistico del dj, capace di far ballare migliaia di persone a livello globale.
Le indagini e le diverse ricostruzioni sui fatti di Ibiza
La vicenda sulla scomparsa del produttore e artista — attivo tra le scene musicali di Ibiza, Londra e New York — resta sotto i riflettori giudiziari. Sull'episodio indaga la Procura della Repubblica di Roma per fare piena luce sulle circostanze del decesso, avvenuto in seguito all'intervento della Guardia Civil spagnola nell'abitazione del dj per una segnalazione di schiamazzi.
La tesi delle autorità spagnole: L'esame autoptico condotto in Spagna ha imputato la morte a un arresto cardiocircolatorio legato all'assunzione di sostanze stupefacenti, escludendo segni evidenti di violenza.
La posizione della famiglia: I familiari e i legali di Noschese rigettano la ricostruzione legata alla droga. Una consulenza medico-legale di parte ha infatti evidenziato la presenza di politraumi, tra cui sette costole fratturate e lesioni al torace, ritenuti compatibili con una colluttazione e un presunto pestaggio avvenuto durante le fasi del fermo.
