Da un lato c’è il flusso lento dei turisti con il naso all’insù, incantati dalla maestosità della cupola di vetro. Dall’altro il ronzio silenzioso delle bici elettriche che sfrecciano sul marmo. Nel mezzo, tra le due ali di folla, va in scena il rito più antico del mondo: una partita di pallone di quelle tirate, a campo ridotto, dove la tensione sale e la regola d’oro è sempre la stessa: «Chi segna questo vince».
Sarebbe quasi uno spaccato romantico di vita napoletana, un’immagine da cartolina di una notte d’estate. Peccato solo che il campo da gioco sia il salotto buono della città, la Galleria Umberto I, e che poco più in là, a fare da cornice alle porte improvvisate, ci siano i resti abbandonati di troppe cene da strada, lasciati da chi scambia un monumento per una discarica a cielo aperto.
È la doppia anima della Galleria, un microcosmo dove la bellezza monumentale convive quotidianamente con l'inciviltà. Una routine ben nota a chi qui ci lavora e vive, e che da tempo torna a chiedere a gran voce una sola cosa: presenza e vigilanza.
«Prima c'era un presidio fisso della Polizia Municipale e faceva da deterrente, oggi non c’è più» racconta amareggiata un’esercente della struttura. «Ma il pallone, alla fine, è il minore dei problemi: abbiamo assistito ad aggressioni e a gravi atti di vandalismo. Sono trent’anni che si parla di interventi e dei famosi cancelli per chiuderla di notte. È un peccato enorme, perché la Galleria è un fiore all’occhiello per Napoli, specialmente oggi che la città è piena di turisti da tutto il mondo».
Tra l'amarezza di chi vede sfregiato il proprio luogo di lavoro, c'è anche chi sceglie l'arma tipicamente napoletana dell'ironia per esorcizzare il problema. «Le telecamere? Utili, ma più che per la sicurezza dovremmo usare i filmati per mandarli a De Laurentiis» scherza il titolare di un altro negozio. «Ci sono certi talenti qua sotto che non sono affatto male, potremmo fare una bella cosa per Napoli e per il Napoli! Tant'è vero che pure i turisti ogni tanto si fermano ad applaudire e a guardare le partite». Poi, però, il sorriso lascia subito il posto alla realtà: «Al netto degli scherzi, serve più vigilanza. Per tutelare la Galleria, ma soprattutto per garantire la sicurezza di chi la vive ogni giorno».
