Oltre la sola logica punitiva del carcere, passando attraverso l'ascolto, il dialogo e la ricomposizione del conflitto sociale e umano. Napoli compie un passo decisivo nell'architettura costituzionale e giudiziaria con l'inaugurazione ufficiale del primo Centro per la Giustizia Riparativa del Distretto della Corte d'Appello, una struttura che serve un vasto territorio comprendente i tribunali di Napoli, Caserta, Nola, Torre Annunziata, Benevento e Avellino.
L'iniziativa, presentata nella Sala della Giunta di Palazzo San Giacomo alla presenza delle massime autorità cittadine e giudiziarie, concretizza sul campo i dettami della riforma Cartabia. La struttura situata in vico Santa Margherita a Fonseca, con sedi distaccate operative a Quarto e Casal di Principe, è attiva dallo scorso aprile e ha già tracciato un primo bilancio operativo di forte impatto: 22 casi presi in carico in pochi mesi, di cui ben 14 afferenti all'area minorile e i restanti relativi agli adulti.
Un percorso volontario che affianca il processo penale
Il modello della giustizia riparativa non si sostituisce al procedimento penale ordinario, ma vi si affianca in modo sinergico. Può essere attivato in qualsiasi fase, dalle indagini preliminari fino all'esecuzione della pena, su impulso dell'autorità giudiziaria e basandosi su cardini ben precisi: volontarietà assoluta, gratuità e massima riservatezza.
Attraverso l'ausilio di mediatori professionisti, terzi e imparziali, l'obiettivo è mettere in connessione la vittima del reato e la persona indicata come autore. “Non solo cerchiamo di ricucire delle ferite, ma di andare oltre, come prevede la Costituzione, anche con un'attività di prevenzione soprattutto per i minori”, ha sottolineato l'assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, Chiara Marciani.
Il fronte istituzionale e il cambio di paradigma culturale
La presidente della Corte d'Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, ha definito l'avvio del centro un autentico “cambiamento culturale”, rimarcando la necessità di informare capillarmente i cittadini su questo diritto. Nel solco della collaborazione interistituzionale, la presidente ha annunciato la stesura imminente di un protocollo condiviso tra uffici giudiziari, uffici di esecuzione penale esterna e istituti penitenziari per uniformare le procedure d'accesso.
Sulla stessa linea il sindaco Gaetano Manfredi, che ha evidenziato come il capoluogo campano si collochi tra i primi in Italia ad aver tradotto operativamente la riforma grazie alla coprogettazione tra enti locali e Terzo settore (in particolare l'Ats Tarita/Don Calabria). Un plauso bipartisan è arrivato anche dal Parlamento: il senatore di Fratelli d'Italia Sergio Rastrelli, segretario della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, ha lodato la sinergia tra ministero, magistratura ed enti locali che ha permesso il passaggio dalla teoria normativa alla concreta attuazione territoriale.
Anche l'avvocatura, con il presidente del Consiglio dell'Ordine di Napoli Carmine Foreste, ha ribadito l'importanza di un ruolo di accompagnamento attivo da parte dei legali, confermando una rete territoriale che unisce magistratura minorile, mondo carcerario e istituzioni locali attorno a una giustizia a misura d'uomo.
