La tregua è rotta. E' finita ieri pomeriggio alle cinque sotto una raffica di colpi. Almeno dodici esplosi da quattro sicari. In centro. A due passi dalla stazione centrale di Napoli. In scena il nuovo capitolo della macelleria criminale che non stenta a sparare in pieno giorno, tra la gente al Borgo Sant’Antonio Abate che brulicava di persone.
In un budello di quelli tortuosi e stretti, in vico Pergola all’Avvocata, quartiere Vicaria - si è consumato un efferato duplice omicidio. E si rompe così la tregua cammorristica nel cuore di Napoli e lascia sul selciato i corpi senza vita di Edoardo Amoroso e del cognato Salvatore Dragonetti, rispettivamente 52 e 44 anni. In quel momento, il mercatino del Borgo Sant’Antonio Abate era pieno di gente che affollava come ogni giorno bancarelle e botteghe. Questo però non ha fermato i sicari.
Salvatore Dragonetti aveva precedenti per lesioni e associazione a delinquere per contrabbando di sigarette. Più pesanti i precedenti di Amoroso, che era sottoposto a un obbligo di soggiorno ai sensi della legge antimafia; aveva anche precedenti per reati legati all’uso delle armi, allo spaccio di droga, evasione e rapina. Li hanno uccisi sotto casa. Senza scrupoli.
Uno dei due - Dragonetti - risulta anche imparentato con i Giuliano di Forcella: sposò la figlia di Ciro Giuliano detto ‘o barone (ucciso nel 2007 all’Arenaccia). Ma lo scenario è cambiato. I cartelli anche come i vertici e personaggi di peso in una Napoli dilaniata dal crimine.
Quel pezzo di città è da tempo al centro delle mire di più cartelli tra chi ha raccolto il testimone dei Giuliano e dei Mazzarella, ma anche dei Contini e di altre fazioni come quella che faceva capo alla “paranza dei bambini” dei Sibillo.
