Diede fuoco all'ex incinta: 18 anni a Pietropaolo

In Appello

Pozzuoli.  

 

di Simonetta Ieppariello

Diede fuoco a Carla Caiazzo, la sua ex, che portava in grembo la loro bambina. La donna scampò miracolosamente alla morte con la sua piccina, al ottavo mese di gestazione. Conferma della condanna a diciotto anni per Paolo Pietropaolo, imputato nel corso del processo sul tentato omicidio della ex compagna Carla Caiazzo, alla quale deturpó il viso e parte del corpo con le fiamme. 


Aula 315, nessuno sconto, come chiesto dal pg Stefania Buda, nonostante l’accorato intervento dell’imputato che aveva chiesto perdono, raccontando una vita in cella all’insegna del buddismo e della rivisitazione del proprio ruolo, chiedendo scusa a Carla, alla figlia, alle famiglie e a tutte le donne. Soddisfazione da parte dei legali di Carla, il penalista Maurizio Zuccaro, ma anche dell’avvocato Caterina Sanfilippo, legale di una associazione che si batte in difesa delle donne. 
Lette le motivazioni, all’imputato (difeso dall’avvocato Gennaro Razzino) resta la strada del ricorso per cassazione.

"Paolo Pietropaolo non merita sconti di pena perché ha commesso un reato «di inaudita gravità». Per lui, anzi, invece dei 18 anni inflitti dal gup, sarebbe stato giusto applicare il massimo della pena in abbreviato: 20 anni. E la richiesta della difesa di derubricare il reato da tentativo di omicidio a lesioni gravissime è «una proposta indecente». Fu una requisitoria molto dura quella tenuta ieri dal pg Stefania Buda al processo d’appello per l’aggressione col fuoco a Carla Caiazzo, avvenuta a Pozzuoli il primo febbraio 2016. La requisitoria si tenne lo scorso ottobre.

Il difensore di Pietropaolo, avvocato Gennaro Razzino, aveva depositato nei giorni precedenti una richiesta di pena concordata: 14 anni, cui arrivava rifacendo i calcoli per ciascuno dei reati e delle aggravanti riconosciute dal gup e soprattutto tenendo conto del fatto che, in primo grado, la pubblica accusa aveva chiesto solo 15 anni, pur potendosi spingere fino a 20. Proprio perché la richiesta iniziale era stata «mite», la Procura generale non aveva fatto appello contro la condanna a 18 anni: per questo motivo Buda non ha potuto chiedere il massimo della pena, pur ritenendolo adeguato.

La richiesta di «sconto» della difesa vennerespinta in modo deciso dal pg.

Carla Caiazzo era incinta all’ottavo mese quando il suo ex compagno — con il quale aveva da anni un rapporto burrascoso — le chiese di incontrarla con il pretesto di darle un regalo per la bimba che stava per nascere. Nel corso di quell’incontro le versò addosso del liquido infiammabile e le diede fuoco: «E ora vai, vatti a divertire, sorridi ancora» le disse, come la stessa Carla ha raccontato. Proprio queste frasi, secondo la difesa dell’imputato, dimostrerebbero che Pietropaolo — tossicodipendente da molti anni — non voleva uccidere, ma solo fare del male: un’interpretazione respinta seccamente dal pg. Mentre il suo ex si allontanò in auto, per poi essere rintracciato dai carabinieri nel basso Lazio, Carla Caiazzo fu soccorsa da una guardia giurata, che spense le fiamme con acqua di fontana. Portata al Cardarelli, fu sottoposta a taglio cesareo e ricoverata nel centro ustionati: la bimba, per fortuna, stava bene. Da quel momento cominciò per lei un lungo calvario ospedaliero che non si è ancora concluso. Tuttavia, dinamica e battagliera, è riuscita a cominciare una nuova vita e ha intrapreso, assieme al suo avvocato, una battaglia in favore delle donne maltrattate.