di Simonetta Ieppariello
Svolta nelle indagini per l'aggressione di Arturo il 17enne accoltellato in via Foria. La squadra Mobile, coordinata da Luigi Rinella, ha fermato un 15enne. L'accusa è: concorso in tentato omicidio. Secondo quanto trapelato, il ragazzino non apparterrebbe ad un contesto di clan e sarebbe figlio di genitori incensurati.
Intanto il cerchio si stringe e nelle prossime ore saranno identificati anche gli altri tre componenti della baby gang che pochi giorni fa ha accoltellato Arturo.
Determinanti nelle indagini alcuni frammenti video ricavati dalle telecamere che coprono la zona di via Foria. Guardando le immagini si vede ogni fase del pomeriggio di follia della banda. Immagini registrate lo scorso 18 dicembre dal circuito pubblico e privato e che sono state diffuse questa mattina dalla Questura, sperando che alcuni testimoni possano fornire informazioni utili per lo sviluppo delle indagini. I ragazzini vengono filmati mentre accerchiano Arturo per poi darsi alla fuga. Piccoli e incappucciati come aveva riferito qualche testimone.
Arturo aveva raccontato agli investigatori che 4 ragazzi molto giovani, presumibilmente minorenni, dopo avergli chiesto l’ora ed averlo invitato a seguirli, a fronte del suo rifiuto, lo avevano aggredito. In due lo avrebbero colpito, mentre gli altri due avrebbero fatto semplicemente da palo.
Il ragazzino fermato era il palo della banda, specializzata in rapine. Gli investigatori sono convinti che il gruppo abbia agito con intenti predatori e che al suo interno ognuno svolga un ruolo ben definito, dal 'gancio' che con una scusa, come quella di chiedere l'ora, cerca di capire se la vittima prescelta abbia uno smartphone o un orologio di interesse, fino ai pali e ai violenti del gruppo, quelli cioè che hanno accoltellato il 17enne. E’ risultata determinante la testimonianza di un altro adolescente sfuggito alla banda solo pochi minuti prima di Arturo.
Un 'modus operandi' semplice che consiste nell'avvicinare la vittima di turno, chiedere l'ora per accertare il possesso di telefonini ed altri oggetti di valore e poi agire, anche con violenza se necessario".
"Complimenti per l'ottimo lavoro investigativo della Squadra Mobile della Polizia di Stato e della Procura della Repubblica per i Minorenni", il commento del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che si è sentito telefonicamente anche con il questore De Iesu.
Un episodio questo che ha toccato profondamente la città, che il 22 dicembre scorso è sceso in piazza per dire “No alla violenza”.
Una vera e propria mobilitazione quella vissuta in città. La comunità napoletana, gli studenti, si erano sentiti profondamente toccati dal grido di disperazione della mamma di Arturo che aveva dichiarato : ”È stata un’esecuzione, quelle quattro bestie lo volevano uccidere. Vogliamo giustizia. Voglio un presidio sotto casa. Non mi sento sicuro”.
Le indagini erano state avviate subito dopo l’aggressione, avvenuta intorno alle 17.00 del 18 dicembre, quando Arturo, 17 anni, era stato brutalmente aggredito in via Foria da alcuni coetanei che l’avevano bloccato con un pretesto e accoltellato; il ragazzo era stato trasportato in ospedale, dove è tuttora ricoverato e soltanto da poche ore è stato dichiarato fuori pericolo. La baby gang lo aveva ferito anche alla gola e al torace.
In migliaia hanno sfilato da piazza Miracoli per manifestare tutta la loro vicinanza ad Arturo. In marcia Maria Luisa Iavarone, la madre del ragazzo aggredito che ha rimarcato la necessità di un intervento diretto delle istituzioni.
E durante una sosta è stata avvicinata da una donna, che stringendo la mano della sua bambina, le ha detto: «Siamo tutti vicino a lei e a suo figlio perché non vogliamo mai più avere paura di camminare per le strade del nostro quartiere».
Insieme agli studenti di diverse scuole napoletane hanno marciato rappresentanti delle istituzioni a partire dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris, con numerosi assessori della sua giunta, e il sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore.
«Il quartiere risponde - ha detto il presidente della III Municipalità Ivo Poggiani - in maniera pronta e con tutte le sue anime migliori. È da tempo che diciamo che questa città soffre di un problema grave legato alla sicurezza. Ci vogliono politiche serie ed alternative sociali che possano consentire ai ragazzi di scegliere, in maniera netta e decisa, quale sia la strada che porta alla legalità ed alla sicurezza».
